Denunciati dal marito di Bassilla, i due fratelli subiscono il martirio.
Prima ancora dell’elogio damasiano, si trova un’attestazione del loro antichissimo culto nella Depositio martyrum, databile al 336, che li commemora l’11 settembre e ne ricorda la sepoltura in Basillae, cioè nelle Catacombe di Sant’Ermete, come sono meglio conosciute oggi. È in questo cimitero lungo la via Salaria Vetus che papa Damaso riporta alla luce i sepolcri di Proto e Giacinto, occultati da smottamenti del terreno. L’iscrizione del pontefice recita infatti:
«La tomba era rimasta nascosta sotto la frana della collina. Damaso la riporta in luce perché conserva corpi di martiri. La reggia più degna, quella del cielo, tiene con sé Proto. Tu, Giacinto, lo segui, giustificato dal sangue purpureo. Furono fratelli, ambedue magnanimi. Questo, vincitore, conquistò la palma, quello per primo la corona», con un possibile gioco poetico sul significato di Proto «primo».
La loro memoria si celebra l'11 settembre.
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