Santa Ferbuta, che ricorre sovente nei martirologi occidentali e in quelli orientali sotto diverse date e nomi: Pherbutha, Thermutha, Thermo, Derphuta, Tartufa, Tbarbo, è vergine o vedova e sorella del martire
Simeone Bar-Sabbàeé, vescovo di Seleucia-Ctesifonte (Le loro rovine oggigiorno si trovano in Iraq).
Sotto il regno di Sabor II (decimo Re dei Re dell'Impero Sasanide di Persia 309-379 d.C., attuale Iran), insieme alla sorella e a un'ancella viene accusata di aver provocato nella regina persiana una grave malattia, questo per vendicare la morte del fratello, il vescovo Simeone. Il processo poteva risolversi con l'assoluzione se le tre donne avessero accettato di sposare i giudici accusatori, ma poiché rifiutarono furono condannate a una morte atroce. I loro corpi furono segati e la regina ammalata fu fatta passare fra quelle membra, con la speranza che potesse guarire.
Sozomeno pone il martirio il 9 aprile 342, cioè esattamente un anno dopo quello di san Simeone. Quanto al luogo, il citato autore e le altre fonti sembrano indicare una delle città della Persia, nelle quali prendeva sede periodicamente l’aula regia: forse la stessa Seleucia.
I martirologi ricordano il martirio di Ferbuta, con o senza le compagne, in giorni diversi. I Greci lo pongono al 19 marzo, il 4, 5 e 6 aprile; i Siri al 5 maggio e al 19 aprile.
Il Martirologio Romano il 22 aprile.
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