La Rete

LA RETE DIGITALE PUÒ ESSERE UN LUOGO RICCO DI UMANITÀ, NON UNA RETE DI FILI MA DI PERSONE UMANE.
Papa Francesco

BENVENUTO

BENVENUTO E GRAZIE PER IL TEMPO CHE DEDICHI A QUESTO BLOG. CON TUTTE LE SCELTE POSSIBILI CHE INTERNET OFFRE OGNI GIORNO DI PIÙ, MI FA DAVVERO PIACERE CHE TU SIA QUI. SENTITI LIBERO DI COMMENTARE. I COMMENTI ARRICCHISCONO IL BLOG. SE LO DESIDERI PUOI ANCHE SCRIVERMI UTILIZZANDO
Il Modulo di Contatto Blog O SCRIVENDO A
sinforosacastoro@gmail.com

COMUNICAZIONE

COMUNICAZIONE
IL BLOG È IN CAMMINO, COME LA VITA DI CIASCUNO. DA SETTEMBRE 2022 QUALCOSA CAMBIA. SCOPRILO CLICCANDO L'IMMAGIENE

AGORÁ

AGORÁ. È L'ANIMO CHE DEVI CAMBIARE NON IL CIELO SOTTO CUI VIVI. L.A.Seneca.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE

Visualizzazione post con etichetta Ai genitori. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ai genitori. Mostra tutti i post

giovedì 23 maggio 2024

Relazioni

Ho incontrato la mamma di un mio ex alunno, ora adulto. Solite domande di rito: percorso di studi, lavoro. Tutto bene: una laurea, un lavoro importante e quindi tutto ok e invece no. Questa mamma mi confida la sua tristezza per la situazione sentimentale di suo figlio. Dopo anni di quasi convivenza la ragazza ha pensato bene di troncare la relazione, ovviamente non si conoscono le motivazioni ma la scelta è arrivata inaspettata e improvvisa senza lasciare adito a un minimo di confronto. Cosa ne pensa? Mi domanda lei e io mi limito a farle presente che purtroppo queste realtà sono quasi all’ordine del giorno, lei non ci sta: “dopo tutti questi anni ormai faceva parte della famiglia e adesso anche per me…” e andiamo avanti a chiacchierare sulle modalità “di amare” dei nostri giovani uomini e giovani donne.

Dalla rete 


sinforosa castoro . 

martedì 10 maggio 2022

Stop foto di bambini in rete

Il tema di foto, video di minori in rete è sempre più attuale e urgente. 
Genitori, nonni e parenti pubblicano - secondo me in modo inconsapevole - foto dei loro "piccoli di casa" senza porsi alcuna domanda: questa foto, questo video dove può finire? Quante volte subirà condivisioni? In quante memorie (telefoni, siti, database) rimarrà fissata per sempre? 
Questi genitori, nonni, parenti sono a conoscenza che prima di rendere pubblica la foto del nipotino appena nato ci vorrebbe come minimo l'autorizzazione di entrambi i genitori? 
E in quelle coppie dove poi interviene una separazione o là dove uno dei due genitori non è d'accordo nel rendere pubbliche foto/video/notizie dei figli, questi sanno come regolarsi? 
E questi adulti sanno che quando i figli saranno maggiorenni e magari vorranno rimuovere le loro foto "da piccoli" potrebbero perfino denunciare i loro cari parenti? 



Dalla rete
sinforosa castoro

domenica 24 aprile 2022

Piccole donne

Mentre sono in un grande ipermercato mi sento chiamare, è la mamma di una mia ex bambina, ormai donna, che ha deciso di “uscire di casa” per iniziare una “sua” vita. 
La mamma mi racconta tutta la sua ansia e il dispiacere di vedere la “sua bambina” spiccare il volo, la casa che sarà di colpo vuota, le sue occupazioni che si ridurranno, il non sentirsi più mamma e il non sapere se lei, la figlia, saprà cavarsela; insomma una marea di pre-occupazioni che, le suggerisco, non dovrebbe farsi, anche perché, ne sono certa, dopo un primo momento di disorientamento saprà ritrovare una nuova modalità per essere genitore e per dimostrarlo alla figlia; perché genitori, le ho assicurato, lo si è per tutta la vita. Un argomento che di tanto in tanto salta fuori e che è stato trattato anche Qui e Qui.

Dalla rete
sinforosa castoro

lunedì 26 aprile 2021

I bambini vanno "curati"

In riva al fiume Po, un bambino di circa quattro anni cerca di andare con la biciclettina spingendosi con i piedi, scalzi su sassi e ghiaia. Cade, si rialza e quasi fila dritto nel fiume, passa accanto ad automobili parcheggiate mentre i proprietari sistemano cose e sparisce dietro un a curva. Dopo circa dieci minuti eccolo in compagnia, finalmente, della mamma. 
Ma dov'era questa mamma mentre il suo bambino, solo e incustodito, si districava fra automobili, passanti e un fiume pericoloso? 

Un viale trafficato di persone e mezzi. Una bimbetta di circa tre anni corre, sola, sul marciapiede anch'esso trafficato, fa la curva dove il marciapiede finisce in strada, ma con chi é? Oh, eccola là la mamma! distanziata tantissimo dalla bimba, con il cellulare all'orecchio che gesticola col suo interlocutore, ridendo e scherzando.

Bambini rapiti.
Bambini che spariscono nel nulla.
Bambini che finiscono annegati.
Bambini che si feriscono o restano vittime per attraversamenti improvvisi in strade trafficate.

E poi le chiamano disgrazie!

Dalla rete

sinforosa castoro
Andate a leggervi anche questo POST

mercoledì 10 marzo 2021

Ho paura del buio

Parlo con una mamma che mi racconta della paura del suo bambino di tre anni e mezzo per il buio, per la notte: "Fa sempre tante storie e va a finire che poi viene nel lettone, non sappiamo più che cosa fare".
La paura del buio, della notte, dell'ignoto è del tutto naturale che si verifichi a questa età, il bambino acquisisce sempre più la percezione di essere "altro" dalla mamma e il momento del distacco, alla sera, appunto, è il momento in cui può percepire ancor di più la paura dell'ignoto, dell'abbandonarsi a un sonno che lo separa definitivamente dalla madre.
Basterebbe far diventare il momento della nanna un momento un momento magico fatto di parole, gesti che rassicurino, che diano al bambino la certezza che la mamma è solo in un'altra stanza e che al bisogno gli sarà sempre accanto. 
E allora sì  a una favola o fiaba piacevole da raccontare con immagini rassicuranti. 
Sì a coccole e ninne nanne. 
Sì a una stanzetta accogliente, ordinata e arricchita di una lucina discreta notturna o di stelline e astri che si illuminano di notte.
Piano piano la paura del "buio" passerà.


Dalla rete

sinforosa castoro

lunedì 8 febbraio 2021

Un angelo ti aspetta. Domenica 7 febbraio 2021. 43 Giornata per la vita

Un angelo ti aspetta

Racconta un'antica leggenda che un bimbo in procinto di nascere si rivolse al Signore e gli disse: ho saputo che mi farai scendere sulla Terra, io come potrò vivere laggiù così piccolo e indifeso? 
   Il Signore rispose: fra tanti angeli ne ho scelto uno per te. Lui ti proteggerà, ti dirà le parole più dolci e affettuose che tu possa immaginare e con infinita pazienza e tenerezza t’insegnerà a parlare il linguaggio degli uomini. 
Il bambino disse con apprensione: ho sentito che sulla Terra ci sono delle persone cattive, come farò a salvarmi? Ho paura. 
   Il tuo angelo ti difenderà, anche a rischio della sua vita, disse il Signore. 
Il mio cuore, però, sarà sempre triste perché non ti vedrò più, disse il bimbo, come potrò parlare ancora con te? 
   Il Signore pacatamente rispose: il tuo angelo unirà le tue manine e t’insegnerà a pregare, ti parlerà di me e t’indicherà il cammino per ritornare alla mia presenza. Ricordati che io sarò ogni istante accanto a te! 
In quel momento si sentirono delle voci e dei rumori e il bambino angosciato gridò a gran voce: 
Signore, sto scendendo verso la Terra, dimmi ancora una cosa, qual è il nome del mio angelo? 
   Il Signore sorridendo rispose: il suo nome non importa, tu chiamalo semplicemente... Mamma. 
Dalla rete 

Dalla rete
sinforosa castoro

sabato 21 novembre 2020

I nostri bambini e il grande fratello

Ieri e stata la giornata dei Diritti dei bambini, Diritti che diventano o dovrebbero diventare per noi adulti Doveri nei loro confronti.
Mi chiedo per qual motivo in tanti luoghi della terra di questi Diritti non si fa parola o se anche la si fa rimane tale e non passa a fatti concreti, complici anche noi che di Diritti parliamo e facciamo manifesti ma non ci tiriamo indietro e sappiamo chiudere gli occhi davanti a tanta sofferenza.
Ma non illudiamoci, anche accanto a noi, magari proprio nelle nostre città, famiglie, case, non si tiene sempre conto di questi Diritti.
Dei brevissimi flash a ricordo di colloqui con i genitori: 
  • Una mamma single che ha avuto vari compagni di vita e che obbligava la figlia di tre-quattro-cinque anni a seguirla in tutte le feste a cui partecipava fino a notte fonda: "È Una bambina "grande", socievole, che sta bene con tutti".
  • Una mamma che non voleva assolutamente che il suo bambino di tre anni facesse il sonnellino a scuola, anche se gli si chiudevano gli occhi, perché così alle 19.30 o anche prima crollava e lei e il marito erano "liberi".
  • Parecchi genitori che mandavano a scuola i loro bambini anche con la febbre o raffreddori e tossi inimmaginabili.
  • Una coppia che a ogni fine settimana organizzava uscite di tre giorni per visitare città e città: partenza alla sera del venerdì e rientro la domenica sera. Ricordo di quella volta che alla domanda rivolta alla bimba cosa ti è piaciuto di più? La sua risposta fu la marmellata con le fette biscottate, mangiate a colazione in un Hotel di Atene.
  • Per non parlare di quel bambino accompagnato a scuola al mattino da un compagno della mamma e prelevato alla sera da un altro compagno della mamma.
Mi fermo qui altrimenti l'elenco diventa tedioso, ma, attenzione, ci sono tanti modi per ledere i diritti dei nostri bambini, figli, nipoti.
Quante volte gettiamo superficialmente in rete loro immagini e video per far vedere a estranei o parenti il loro concepimento, la loro vita intrauterina, la nascita e tutti i loro progressi, abitudini, in una parola la loro vita privata? 
Ci pensiamo mai a come potrebbero reagire quando grandi e consapevoli si renderanno conto che mamma e papà, nonni, zii, amici hanno adoperato con loro una sorta di grande fratello mettendo in pubblico ogni singolo istante della loro vita da bambini senza nemmeno chiedere loro il permesso? Senza palare dei rischi che queste immagini una volta scaricate da altri potrebbero essere usate e abusate da chiunque le abbia salvate.
È davvero un argomento molto serio, da non sottovalutare.


Dalla rete
sinforosa castoro

venerdì 19 giugno 2020

I bambini imparano quello che vivono

Se i bambini vivono con le critiche, 
imparano a condannare. 
Se i bambini vivono con l'ostilità, 
imparano a combattere. 
Se i bambini vivono con la paura, 
imparano a essere apprensivi. 
Se i bambini vivono con la pietà', 
imparano a commiserarsi. 
Se i bambini vivono con il ridicolo, 
imparano a essere timidi. 
Se i bambini vivono con la gelosia, 
imparano a provare invidia. 
Se i bambini vivono con la vergogna, 
imparano a sentirsi colpevoli. 

Se i bambini vivono con l'incoraggiamento, 
imparano a essere sicuri di sé. 
Se i bambini vivono con la tolleranza, 
imparano a essere pazienti. 
Se i bambini vivono con la lode, 
imparano ad apprezzare. 
Se i bambini vivono con l'accettazione, 
imparano ad amare. 
Se i bambini vivono con l'approvazione, 
imparano a piacersi. 
Se i bambini vivono con il riconoscimento, 
imparano che è bene avere un obiettivo. 
Se i bambini vivono con la condivisione, 
imparano a essere generosi. 
Se i bambini vivono con l'onestà, 
imparano a essere sinceri. 
Se i bambini vivono con la correttezza, 
imparano cos'è la giustizia. 
Se i bambini vivono con la gentilezza e la considerazione, 
imparano il rispetto. 
Se i bambini vivono con la sicurezza, 
imparano ad avere fiducia in sé stessi e nel prossimo. 
Se i bambini vivono con la benevolenza, 
imparano che il mondo è un bel posto in cui vivere.
Con che cosa sta vivendo il tuo bambino?
I bambini imparano quello che vivono di Dorothy Law Nolte,




sinforosa castoro

venerdì 6 marzo 2020

Tempo di opportunità

Questo periodo di quarantena, ovviamente per tutte quelle persone che non sono ammalate o addirittura ospedalizzate, potrebbe trasformarsi in un momento di opportunità per regalare alla famiglia una sorta di "quasi vacanza".
Genitori e figli sono a casa dal lavoro e dalla scuola e, sebbene molti genitori continuino a lavorare da casa e i figli a fare compiti assegnati "dal" Registro elettronico, c'è indubbiamente più tempo per stare insieme in modo costruttivo e proficuo.
Semplici suggerimenti:
  • Chiacchierare con i figli, ascoltarli, intraprendere con loro delle belle conversazioni, anche con i figli più piccoli, partendo proprio sul perché di questa emergenza sanitaria; bastano davvero poche e semplici parole per far capire la situazione e nel medesimo tempo rassicurarli, vi suggerisco questo Post.
  • Organizzare giochi da fare insieme.
  • Guardare una trasmissione televisiva che metta d'accordo tutta la famiglia.
  • Leggere un libro ad alta voce.
  • Preparare torte, biscotti per addolcire i pranzi e le cene.
  • Realizzare insieme piccoli "doni" con materiale di recupero, doni che potrebbero poi essere regalati alle insegnanti, ai compagni di scuola, ai nonni costretti all'isolamento.
E per ultimo, ma non perché sia meno importante, per tutte le famiglie cristiane o di altre fedi religiose, si potrebbero dedicare dieci minuti al giorno alla preghiera familiare, che coinvolga tutti, piccoli e grandi.



sinforosa castoro

mercoledì 19 febbraio 2020

Ho paura

Le paure dei bambini sono del tutto naturali, si sa che la prima paura che un bambino sperimenta è quella di essere abbandonato, una paura atavica, ancestrale, raccontata più e più volte in molte fiabe. Poi c'è un'altra paura che il bambino vive e che sovente maschera ed è la paura del buio, quel buio che rappresenta l'ignoto, il non controllabile, una paura che il bambino può sperimentare nel momento in cui la luce si spegne e tutto attorno a lui diventa irriconoscibile.
Sovente i genitori spendono parole e parole per convincere e aiutare il bambino a superare queste paure ma in questi casi, e per bambini piccoli, molto più delle parole servirebbero gesti, oggetti e rituali.
Un abbraccio, una vicinanza fisica nel momento dell'addormentamento, un pupazzetto portato a letto o nei luoghi che possono creare ansia e paura, una fiaba raccontata, una canzoncina che inviti al sonno, un rituale sempre uguale tutti i giorni sono piccoli e indispensabili accorgimenti affinché il bambino possa superare le sue paure.
E poi diciamocelo, questi gesti, questa condivisione e vicinanza affettiva nei momenti critici fanno bene anche a noi grandi.


Dalla rete
sinforosa castoro

mercoledì 20 novembre 2019

Ha il male alla pancia

«Sinforosa, al mattino mi dice che ha il mal di pancia e a volte si nasconde e mi fa perdere un mucchio di tempo, se penso che veniva a scuola così volentieri!».

Sono le parole di una mamma di un bimbo che a settembre ha iniziato la Primaria.
Il mal di pancia, il nascondersi, il mal di testa e qualche lacrima, sono segnali di un disagio, di paura e ansia verso qualcosa di nuovo, qualcosa che appare impegnativo e sopra le proprie forze. È la fatica del crescere e dell'affrontare nuove realtà.
Cosa fare? Innervosirsi? Arrabbiarsi? Minacciare?
Niente di tutto questo.
Come sempre ci vuole pazienza, vicinanza e quella capacità che solo le mamme conoscono: stare accanto, accompagnare il bambino con parole rassicuranti e magari con qualche bella storia che stimoli in lui l'autostima e la fiducia in sé stesso.
Piano piano quel mal di pancia, e tutto il resto, si dissolverà lasciando posto solo al ricordo di un momento passeggero.



 sinforosa castoro

lunedì 4 novembre 2019

Come faccio a farmi obbedire

Come faccio a farmi ubbidire? E poi è così capriccioso e piange per niente, mi fa venire un nervoso... lo sgrido, sai, ma non serve a niente, anche quando siamo in giro mi fa fare di quelle figure!

Questa è in super-sintesi una bella chiacchierata che ho avuto con una mia ex-allieva, mamma di un bimbo di quattro anni.
Premesso che le ho consigliato di leggersi qualche libro di pedagogisti autorevoli, mi sono permessa anche di spiegarle qualche concetto base e darle qualche suggerimento pratico così riassunti.
  • I bambini quanto più sono piccoli tanto più esprimono le loro emozioni in modo incontrollato. 
  • I genitori (e la scuola in un secondo momento) hanno il compito di educare il bambino a riconoscere, ascoltare, modulare queste emozioni affinché "salgano" dalla "pancia" al "cervello". 
Noi insegnanti lo vediamo quotidianamente bambini che mettono in atto reazioni eccessive ad azioni "normali", per esempio: capricci che possono durare anche ore dove il bambino si getta per terra, si graffia le guance, grida, urla, batte i piedi o lancia oggetti per l'aula, si avventa sui compagni, sull'insegnante e tutto questo per un:
"No, non si può", "Adesso bisogna fare altro", "Il lavoro del tuo compagno è bello", "A tavola si sta seduti", "Non si portano via i giocattoli dei compagni", "I pastelli sono di tutti e non solo i tuoi" eccetera.
È evidente che in quei momenti il bambino dà una risposta eccessiva dimostrando di non avere ancora quella capacità per mettere in atto una risposta adeguata a un determinato contesto.
E questo è ciò che accade sovente anche fra le mura domestiche e in altre circostanze mettendo a dura prova i genitori (supermercati, negozi, strade)... E allora, che fare?
A scuola procediamo anzitutto:
  • Spiegando - non facendo lunghe prediche - con parole semplici le dinamiche che regolano la vita insieme (La stessa cosa possono farla i genitori a casa).
  • Stabilendo ritmi regolari. Il bambino piccolo non ha la concezione del tempo e lo scandire di ritmi non solo gli permette di collocare azioni nel tempo ma gli dà sicurezza. 
  • Dando non comandi (fai questo, fai quello, stai zitto, vai a dormire, lavati le mani, non alzarti, taci...) bensì indicazioni procedurali. Esempio: adesso è arrivato il momento di andare a letto e allora prepariamoci a...
  • Aiutando il bambino a comprendere le emozioni che sta vivendo attraverso un dialogo accogliente, contenente, coerente e paziente. 
  • Riprendendolo ogni volta che sgarra e premiandolo con un linguaggio di stima per le conquiste fatte.
Dalla rete

Dalla rete


sinforosa castoro
Vai anche al PERCORSO SULLE EMOZIONI

sabato 12 ottobre 2019

Le semplici regole

Tantissime volte ho ascoltato mamme in difficoltà a farsi obbedire dai propri figli...
«... Poi lo sgrido, poi mi sento in colpa e allora lo accontento».

Cerchiamo di fare chiarezza.
I bambini e le bambine, tutti/e, desiderano essere contenuti.
Le regole - regole semplici e di facile comprensione in rapporto alla loro età - danno loro sicurezza, li fanno sentire protetti, custoditi, al sicuro, nonostante questo, tuttavia, spesso i bambini fanno apposta a provocare i genitori per tastare fin dove si possono spingere.
A questo punto se il genitore non resta coerente alla regola data, il bambino dapprima va in confusione e in seguito "ci giocherà dentro".
Come fare per dare regole e mantenerle?
  • Dire chiaramente al bambino ciò che deve o non deve fare.
  • Spiegargli le motivazioni-i-perché di quella regola.
  • Non sgridarlo inutilmente solo perché si è stanchi o nervosi, ma nemmeno non abbandonare la regola data solo perché non si ha voglia di "perdere tempo" nel ricordargliela o perché si è stanchi.
Un altro accorgimento
  • I regali-premi non siano all'ordine del giorno, se ciò fosse lui non si affezionerà a nulla, non ne capirà il valore, penserà che tutto gli è sempre dovuto e, soprattutto, non avrà il tempo di desiderare.
  • Un regalo desiderato è bello il doppio ed entrerà a pieno titolo nel meraviglioso bagaglio dei bei ricordi. 
  • Nel tempo dell'attesa, infatti, il bambino se lo immaginerà, lavorerà di fantasia sul come utilizzarlo, a chi mostrarlo; solo così avrà ricordo di quel dono, altrimenti finirà anch'esso nel dimenticatoio, e, pensateci, non c'è cosa più brutta del non avere ricordi di doni speciali... ma se tutti i giorni ne ha uno!



sinforosa castoro

venerdì 30 agosto 2019

Un bambino pieno di sé che adulto diventerà?

Lui ha quasi sei anni e da sempre ha un atteggiamento di autolatria, supportato dalla famiglia che gliele dà tutte vinte e che lo crede un dio-in-terra.
Dall'età di tre anni monopolizza con la minaccia e la paura un gruppo di bambini, che hanno un rapporto di gregari mentre lui è il "capo" indiscusso, anche perché se si discute sono botte e dispetti.

Ore 12,40, in Salone, momento del "gioco libero".
Lui, come al solito, decide chi può giocare e chi no, e loro, nonostante le raccomandazioni di noi maestre a non farsi condizionare e a pensare con la propria testa e non con quella del compagno, seguono le sue direttive, finché... finché per una stupidaggine lui decide che non li vuole più:
"Adesso voi non siete più miei amici, non giocate più con me" e se ne va con tutti i "suoi" giocattoli dalla parte opposta del Salone.
Loro rimangono male, poi uno, alzando le spalle in segno di "fa niente", invita tutti gli altri a iniziare un nuovo gioco.
Lui, dall'angolo del Salone, li guarda di sottecchi giocare e divertirsi ed ecco che, come noi maestre prevedevamo, mette in atto la seconda fase della sua solita pantomima.
«Ehi, amici, e va bene, vi perdono, vi faccio giocare con me, dai venite".
Ma loro questa volta gli dicono di no, un no fermo e deciso e continuano a giocare senza badare alle sue grida e minacce (forse si accorgono che si stanno divertendo anche senza di lui, anche con quei bambini che lui addita come i nemici).
Ecco allora arrivare come previsto la terza fase: accorre da noi maestre, piangendo, ma senza lacrime, e gridando come un ossesso che nessuno lo fa giocare e che lui lo dice a sua mamma, che non vuole più venire in questa scuola perché tutti ce l'hanno con lui, che nessuno lo fa giocare. E noi maestre, come sempre, lo facciamo ragionare raccomandandogli che non può continuare a fare il prepotente e a credersi superiore a tutti gli altri (una volta solo perché ho detto che il disegno di un compagno era davvero il più bello di quel giorno mi si è scagliato addosso facendomi perdere l'equilibrio), che deve accettare tutti e cercare di andare d'accordo con tutti e non volere sempre fare il "capo".
Lui in risposta alle nostre parole fa spallucce e se ne va, ma noi sappiamo, per esperienza, che passata la fase dell'orgoglio e della prepotenza, striscerà a chiedere di essere di nuovo ammesso nella cerchia e ricomincerà a credersi il "capo" della scuola decidendo lui chi può essere considerato amico e chi no, a meno che questa volta qualcuno, finalmente, deciderà di non farsi più mettere i piedi in testa.

Verrebbe da dire: "chi troppo vuole nulla stringe" o "chi la fa l'aspetti", quello che noi maestre ci auguriamo, invece, è che quel bimbo si ravveda un po' da questo atteggiamento di supponenza, alterigia, tracotanza, boria, supportato, speriamo, dalla sua famiglia, altrimenti crescerà con quel senso di onnipotenza che alla fin fine lo farà soffrire e non poco e gli esempi della fine che fanno tali tipi di bambini divenuti adulti li abbiamo sotto gli occhi anche in questi giorni.


Dalla rete

sinforosa castoro

mercoledì 10 luglio 2019

La visione infantile del mondo

"... Nati nella più totale impotenza e in condizione di assoluta dipendenza dagli adulti, non possiamo che affidarci nei primissimi anni di vita a chi ha, o dovrebbe avere, cura di noi.
L'adulto però non ha la stessa fiducia totale del bambino e, dobbiamo ammetterlo, la vita gli fornisce continue occasioni per accrescere il suo scetticismo e per minare l'ottimismo iniziale.
Quel che è peggio, l'adulto non ha memoria della propria prima infanzia e trova difficoltà ad alimentare, tanto più a condividere, la visione infantile del mondo.
Il bimbo è troppo spesso spinto ad abbandonare quella visione considerata appunto infantile nel senso peggiore del termine, a favore del raggiungimento di una condizione, quella di adulto, nella quale i problemi grandi e piccoli dell'esistenza dovrebbero essere affrontati senza puerile pastoie.

... Per nostra fortuna, non manca chi riesce ad avvicinarsi alla condizione infantile, chi sa che - prima che il bambino si adatti a noi - occorre che gli si vada incontro, assicurandogli ciò di cui l'essere umano di ogni tempo e luogo ha sempre avuto bisogno: nutrimento, protezione, contatto affettuoso, gioco, amore e storie, tante storie... " Di Fulvio Scaparro
Dall'articolo Gioco, amore e tante storie. 
Messaggero Sant'Antonio. Maggio 2014


sinforosa castoro

lunedì 17 giugno 2019

Bambino danneggia opera d’arte

A Basilea, un bimbo scende dal passeggino e si avvia verso l’opera d’arte e la danneggia. Il conto sarà recapitato a casa della mamma.
Andate a questo Link, ma, volendo, in rete se ne trovano a bizzeffe di casi simili: bimbi che rompono sculture, che danneggiano quadri e via discorrendo.
Ora una domanda mi sorge spontanea: i genitori dove sono?

Insomma, come mai a noi maestre queste cose non sono mai accadute?
E sì che di uscite didattiche in musei, mostre, fiere... ne abbiamo fatte, ne facciamo annualmente: tante e con un rapporto di 28 bambini/2 adulti, non di 1 bambino/1 adulto.

Fra parentesi, una delle uscite che più mi è rimasta nel cuore, anche per l’emozione che abbiamo offerto ai passanti di una Milano all'ora di punta, è stato il percorrere, dopo aver visitato l’Acquario cittadino e il museo al Castello Sforzesco, il tragitto dal Castello al Duomo, a piedi, in fila, ben cinque classi di 28 bambini ciascuna, 140 bambini e 10 adulti, con indosso cappellini del colore della propria aula, tutti in ordine e ligi e quanti ci hanno immortalato con le loro fotocamere e cineprese!

Scusate questa divagazione, ritornando al post mi domando: genitori ma dove siete quando “siete con il vostro bambino”?


Dalla rete

sinforosa castoro

mercoledì 10 aprile 2019

Mamma supportami e non fare la vittima

Lei è mamma di tre figli ormai più che maggiorenni che, uno dopo l’altro, stanno lasciando la casa “paterna” per iniziare la loro vita da adulti e lei, la mamma, a ogni uscita di ogni figlio/a va in crisi.
“Sinforosa” mi dice al telefono, “ mio figlio ieri mi ha “sgridato” e mi ha detto che anziché fare la vittima perché rimarrò senza figli in casa dovrei supportarlo in questa sua scelta di andare a vivere per conto suo”.

Premesso che i figli in questione hanno 34, 32 e 29 anni e che il loro andare a vivere “per conto loro” significa a poche centinaia di metri dalla casa “paterna”, cosa dire a questa mamma se non che deve davvero trasformare questi suoi pensieri negativi (per sé e per i figli, che davvero hanno bisogno di ritrovare una mamma adulta e non “figlia dei suoi figli) in pensieri e suggestioni positive, soddisfazione e gratitudine per quei figli che hanno spiccato il volo o lo stanno per fare.

Abbiamo fatto una bella e lunga chiacchierata, spero per lei che possa vivere meglio questo "triste" momento.
E voi figli “sgridate” pure le vostre mamme e fate capire loro che per voi, vicini o lontani che siate, saranno sempre e comunque le vostre insostituibili mamme.

















sinforosa castoro
p.s. Tutte le immagini dalla rete

martedì 12 febbraio 2019

Troppi "sì" fanno male

Bambini sempre più protetti e genitori sempre più in balia dei figli. Regole che lasciano il passo a "sì" frequenti e un senso di autorità in calo. Il quadro tracciato da Tilde Giani Gallino, ordinaria di Psicologia dello Sviluppo all'Università di Torino, è a dir poco sconfortante e ci consegna l'immagine di una generazione di futuri adolescenti ancora più insicuri.
"Oggi, purtroppo, ci troviamo di fronte a una generazione di genitori che sbaglia molto nell'educazione dei figli. Non voglio generalizzare, ma ci sono genitori che si preoccupano e si dedicano troppo ai figli , facendo spesso il loro male... Oggi vediamo padri e madri molto più tolleranti e sempre pronti a comprare giocattoli ai propri figli. Il bambino arriva a credersi il "re di casa", tutto gli è concesso: difficilmente gli si pone un freno...
Possiamo presupporre che ci troveremo adolescenti sempre più "liberi", senza uno spirito critico e incapaci di accettare le regole... Tilde Giani Gallino"
Da Frate Indovino febbraio 2019. Intervista di Laura di Teodoro

Dopo questa premessa è ben capibile la fatica delle insegnanti che a scuola devono "dare" ai bambini e bambine regole, che disciplinano e regolano la giornata e la vita scolastica.
Cosa succede a quei bimbi abituati a ottenere tutto ciò che vogliono e che non sono abituati a sentirsi dire un salutare "no"?
Succede che scoppiano in scenate di ira incontrollata: si graffiano, si buttano a terra per farsi del male o prendono di mira il primo che capita loro accanto, lo picchiano, lo morsicano, lo graffiano, lo spintonano oppure lanciano oggetti, giochi, matite, seggioline o sferrano calci violenti alle ante degli armadietti o alla porta dell'aula, rovesciano barattoli di pennarelli o dicono parolacce, picchiano la maestra con pugni e calci, scoppiano in pianti gridati, urlati che durano anche più di mezz'ora, senza una lacrima (nella mia esperienza, il record è di una bimba di tre anni che per un pupazzetto che un bimbo le aveva sottratto - era il legittimo proprietario -  ha urlato ininterrottamente per cinquanta minuti, persino i bambini le dicevano di smetterla e lei gridava ancora più forte).
Come si comportano le insegnanti in questo caso?
Anzitutto rimanendo calme, poi mettendo immediatamente in sicurezza i compagni attorno a lui (l'insegnante deve rispondere per l'incolumità di altri ventisette alunni) e lo stesso "monello";
a volte può essere necessario contenerlo fra le braccia, a volte, invece, è meglio lasciarlo libero controllando sempre che non si getti a terra in malo modo da potersi fare del male o che non cerchi di "scappare" (l'insegnante non può lasciare incustoditi ventisette bimbi per rincorrerne uno e non può lasciare il "monello" incustodito).
Nel frattempo, per tranquillizzare tutti gli altri bimbi che potrebbero spaventarsi se non abituati a scene di capricci esagerati, l'insegnante potrà dialogare con loro, con tono di voce tranquillizzante e per nulla scosso, e far comprendere che l'atteggiamento del "monello" non è da prendere a esempio. Piano piano il "monello" ridimensionerà sia il tono delle urla che delle azioni e... finalmente si quieterà.
Quello è il momento di un "a tu per tu" fra l'insegnante e il "monello", dove l'insegnante cercherà di far comprendere che non servono quegli atteggiamenti e che nonostante quegli atteggiamenti le regole restano le regole e vanno quindi rispettate.  L'insegnante si premurerà altresì di rafforzare tutte quelle doti positive del "monello": "so che se tu vuoi sei davvero capace di rispettare le regole e adesso fai vedere a tutti i tuoi compagni come sei bravo...".
L'atteggiamento positivo del "monello" sarà sottolineato dall'insegnante a tutti i compagni e sarà seguito da un bell'applauso collettivo.

Purtroppo questi atteggiamenti sono sempre più all'ordine del giorno e purtroppo coinvolgono a rotazione sempre più alunni, quindi il lavoro dell'insegnante è davvero grande, a volte immane, ricordiamolo, ma, soprattutto, urge un cambiamento di rotta da parte dei genitori, che devono assumersi la responsabilità educativa dei propri figli.

Per chi volesse approfondire vi rimando a questi post:
Le regole;
Un tiranno fra le mura domestiche;
Capricci;
Il prepotente
Tutto e subito
Educhiamo il tiranno
Mamme scuola e capricci

Dalla rete. Tilde Giani Gallino


sinforosa castoro

sabato 17 novembre 2018

Ci sono baci e baci

Una cara e assidua lettrice e mamma di due bimbi mi scrive una mail in cui chiede il mio parere su un' abitudine sempre più frequente di questi tempi e cioè il bacio che mamma e papà danno al loro bimbo, bimba, il bacio sulla bocca.
Ora, a scuola si vedono sempre di più mamme e papà che sbaciucchiano sulla bocca i loro bambini e bambine e noi maestre, a costo di diventare un po' antipatiche, in bella maniera facciamo loro capire che il bambino, la bambina, avrebbe bisogno sì di gesti di affetto: un bacio sulla guancia, sulla fronte, un abbraccio, una carezza, ma non certo di quel tipo di bacio, che ha un suo significato bello e profondo ma solo per l'intimità fra adulti.
Tutte noi insegnanti di scuola dell'infanzia, almeno fra le mie colleghe, conveniamo che al figlio, alla figlia, il bacio sulla bocca non andrebbe mai dato, perché non è il bacio adatto al bambino, alla bambina. 
Sono tanti i motivi che ci spingono ad affermare ciò, si potremmo sintetizzare che dal momento in cui il bambino si percepisce come entità differenziata dalla mamma, anche la mamma dovrebbe percepirsi come entità a sé dal suo piccolo e quindi mettere in atto quel rispetto della privacy del proprio figlio, figlia. Ricordiamo che sono aspetti non irrilevanti da tener in considerazione per un sano e armonioso suo sviluppo, ma lascio la parola a una voce molto più autorevole della mia.
Un articolo che spiega molto bene il perché di quella mia/nostra affermazione. 
Lei è la Psicoterapeuta dell'età evolutiva Simona Dal pozzo e l'articolo è dal Corriere della sera del 24 marzo 2018


«Mi chiedo: perché un genitore dovrebbe dare un bacio sulla bocca al proprio bambino? L’affetto si può manifestare in tanti altri modi, con un abbraccio, una carezza o anche la semplice presenza. Il bacio sulla bocca è un gesto “da adulti”, che rischia di essere fuori luogo, intrusivo. Anche in un bambino la bocca è una zona erogena. L’unica eccezione potrebbe essere quella del neonato, che - sopratutto durante l’allattamento - vive in totale simbiosi fisica con la mamma, o con entrambi i genitori. Ma a 2-3 anni il bambino comincia a percepirsi come “separato dall'altro”, acquisisce le sue prime autonomie, distingue le figure genitoriali da se stesso e gli adulti dai bimbi. Già a quell'età il bacio sulla bocca da parte di mamma o papà può essere un gesto che confonde».

Cose «da grandi»
«Aggiungo che così facendo si rischia di togliere valore a un atto di grande valore simbolico, associato a una profonda intimità tra due persone adulte che si amano - prosegue Simona Dal Pozzo -. Anche tra genitori e figli esistono diversi gesti simbolici affettivi, per esempio il bacino della buonanotte, come gesto di separazione. Sono momenti importanti, in cui veicoliamo un significato che non viene detto con le parole. È importante dare ai bambini informazioni chiare su che cosa si può e non si può fare, sulle cose “da adulti” che non riguardano i bambini. Anche perché tra i 3 e i 6 anni c’è una grande curiosità verso il corpo e le differenze tra maschi e femmine. La fase successiva (quella delle scuole elementari) è detta “di latenza”, nel senso che in teoria i bambini perdono interesse per ciò che corporeo e per il maschile/femminile, ma oggi le cose sono un po’ cambiate e gli stimoli - anche per i piccoli di quell'età - sono innumerevoli, tra smartphone, tablet e televisione».

Il senso del pudore
«Intorno ai 4-5 anni c’è un ulteriore passaggio: i piccoli imparano ad andare in bagno e pulirsi autonomamente, anche a scuola (in particolare dall'ultimo anno di materna). In questo modo acquisiscono il senso del pudore, capiscono che le parti intime sono un qualcosa di personale, da proteggere. Così si creano le prime “difese” dal mondo esterno. Come genitori, dobbiamo aiutare i nostri bambini a rispettare il proprio corpo, a conoscere il valore del pudore, a vedersi come “altro da noi”. E a capire - tornando al discorso iniziale - che il bacio sulla bocca è una cosa da grandi. Anche perché arriva il momento in cui un figlio si sente imbarazzato se mamma o papà lo baciano davanti agli amichetti o ad estranei. Figuriamoci se lo baciano sulla bocca. Il bambino viene messo in una situazione molto “carica”, in cui vorrebbe - ma non può - sottrarsi al gesto del genitore».


Dalla rete

Dalla rete














sinforosa castoro

martedì 6 novembre 2018

Sono indignata

Tragedie di oggi, tragedie evitabili, tragedie sfiorate.
Oggi piangiamo le vittime delle tragedie di questi giorni: morti assurde, evitabili.
Lungi da me il tediarvi con un post lungo e noioso; solo quattro episodi che ho conosciuto di persona, oltre ai fatti raccontati in questo Post e quest'altro.

Un bimbo di sette mesi morto perché sbalzato fuori della macchina durante un incidente stradale. Genitori illesi, lui, il piccolo, in braccio alla mamma, nell'impatto è finito sull'asfalto sbalzato fuori del finestrino. E se fosse stato messo nel suo seggiolino, come da normativa? Forse adesso avrebbe dieci anni.

Una bimbetta investita da un motociclista che se l'è vista spuntare all'improvviso. E la mamma? La mamma dietro di lei a una bella distanza che parla al telefono.

Altro incidente d'auto. Un bimbo col cranio fracassato, giorni e giorni in terapia intensiva, ore e ore di operazione, forse perderà l'uso di un occhio e avrà il volto segnato da cicatrici indelebili, senza pensare ai danni al cervello. Genitori illesi. E se avesse avuto allacciato la cintura di sicurezza, come da normativa? Probabilmente sarebbe stato illeso anche lui.

Domenica scorsa, in un grande e affollatissimo centro commerciale di generi elettronici. Un bimbo di cinque anni o giù di lì se ne va in giro di qua e di là correndo come un matto, mentre i genitori chiacchierano tranquilli e incuranti; non sanno più nemmeno in quale reparto sia finito il loro bimbo. E se il bimbo venisse portato via da qualcuno? E se uscisse dal centro commerciale?

Poi, certo, si piange, ci si dispera, ci si strappa i capelli del capo e tutti i peli del corpo, si grida, ci si lamenta con Dio (ma come può Dio permettere questo?).

Cosa si potrebbe fare a 'sti genitori, a 'ste persone - ma si possono chiamare persone? - che non curano l'ambiente, che costruiscono e perseverano a costruire dove non si potrebbe, che se ne vanno in giro senza casco, che non si allacciano le cinture di sicurezza, che usano il cellulare mentre guidano o si mettono alla guida in stato di ebbrezza o drogate, che non seguono le normative, che si dimostrano degli irresponsabili, incoscienti, ignoranti, egoisti, incivili? Cosa si potrebbe fare per far comprendere loro che a ogni azione corrisponde una conseguenza e a volte tragica. Ma se almeno fosse tragica solo per loro, a questo punto loro lo scelgono, no? Ma troppo spesso la tragedia travolge anche chi non c'entra nulla e vive di legalità e responsabilità nei confronti di sé stessi e degli altri e allora... E allora, scusate, ma che vadano al diavolo.


Dalla rete

Dalla rete

Dalla rete

Dalla rete

sinforosa castoro

ARCHIVIO

CERCA NEL BLOG

RUBRICHE

#solocosebelle (29) 1 Corinzi 13 (9) Ai genitori (80) Avviso ai naviganti (53) Bestiario (6) Bibbia (51) Burattini & Compagni (78) Calendario (92) Canzoncine (30) Casa dolce casa (12) Chiesa (88) Competenze e Abilità (72) Covid-19 (25) Cuccioli di casa (19) Dante Alighieri (16) Educazione Religiosa (27) Fatti da me (22) Festa del papà (10) Festa della mamma (11) Festa di Carnevale (16) Festa di Halloween (7) Festa di san Valentino (4) Festa santa Lucia (13) Fotografie (61) Giochi: Acronimo (50) Giochi: Acronimo Luoghi (13) Giochi: Acronimo/Acrostico Personaggi (9) Giochi: Acrostico (43) Giochi: Alfabeto (33) Giochi: Gioco Letterario (7) Giochi: Haiku (17) Giochi: In una parola (4) Giochi: Mesostico (7) Giochi: Parole Legate (34) Giochi: Sfida (45) Gioco/Colore (3) Giubileo (5) I MIEI LIBRI (21) Il Blog ne parla (228) Imput (42) Iniziative Blogger (28) La Bibbia in briciole (127) La nostra lingua (2) La parola ai lettori (16) Lectio Divina (2) Letture (23) Linguaggio Grafico-Pittorico 3-6 anni (12) Maestra raccontaci una storia (38) Mitologia raccontata ai bambini (5) Natale (90) Nostra Aetate (5) Note di nota (80) Numeri primi (144) Omelie (5) Parole di Bimbi (12) Pasqua (45) Percorso sulla favola&fiaba (7) Percorso sulle emozioni (8) Pianeta scuola (77) Piccoli Artisti (97) Pinocchio e altri Libri per l'Infanzia (16) Preghiera (37) Preghierine (2) Premi & Riconoscimenti (9) Racconti di un pellegrino russo (7) Santi: vita e parole (137) Strettamente Personale (81) Temi "grandi" per bimbi piccoli (10) Tutticoloridellemozioni (106) Universo Social (84)

A NATALE MANCANO

NOTA BENE

Se vuoi condividere i contenuti e le immagini di questo blog devi rispettare i seguenti diritti:

  • Attribuzione: deve essere sempre citato il nome dell'autrice.
  • Non commerciale: non è consentito l'uso per fini commerciali.
  • Modifiche a contenuti e/o immagini di proprietà dell'autrice: non è permessa alcuna modifica.