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giovedì 1 ottobre 2026

San Francesco d'Assisi

800 anni dalla morte di San Francesco d'Assisi


1182 Pietro di Bernardone e Pica danno alla luce il loro primogenito. Verrà battezzato col nome di Giovanni, ma poi il padre, reduce dalla Francia, lo chiamerà Francesco.
1202 A Collestrada, nella guerra tra Assisi e Perugia, Francesco è fatto prigioniero e trascorre in carcere oltre un anno.
1204 Una grave malattia segna per Francesco l’inizio di una crisi spirituale che prelude ad un cambiamento di vita.
1205 Francesco parte per le Puglie per arruolarsi nell’esercito di Gualtiero di Brienne; a Spoleto una strana visione lo ferma e lo esorta a tornare in Assisi.
1208 o 1209 (24 febbraio). Alla Porziuncola, Francesco ascolta la lettura del passo evangelico in cui si narra la missione degli apostoli nel mondo e l’invito ad una vita di povertà e di semplicità.
1209 In primavera, insieme al gruppo dei primi compagni, si reca a Roma e ottiene da papa Innocenzo III l’approvazione della sua nuova fondazione: nasce ufficialmente l’Ordine dei Frati minori.
1216 Da Onorio III, che succede a Innocenzo III, morto in quell’anno a Perugia, Francesco ottiene la conferma dell’Indulgenza della Porziuncola. La festa del Perdono d’Assisi (così si chiamerà l’indulgenza) avrà luogo il 2 agosto.
1219 In estate, Francesco con alcuni compagni si dirige nuovamente verso l’Oriente, raggiungendo l’Egitto e qui incontra il sultano Melek-el-Kamel.
1220 Nel Capitolo tenuto il 29 settembre alla Porziuncola, nomina suo Vicario fra Pietro Cattani.
1221 Pietro Cattani muore il 10 marzo e viene sostituito da frate Elia da Cortona.
Francesco redige la Regola dei Frati minori, composta di 23 capitoli, che però non riceve l’approvazione pontificia.
1223 In estate, a Fontecolombo presso Rieti, redige una nuova Regola in 12 capitoli che sarà approvata da Onorio III. A Natale, nel paese di Greccio, dà vita al primo presepio del mondo.
1224 17 settembre: sul monte della Verna, Francesco riceve le stimmate che lo segneranno fino alla morte.
1225 Sofferente per le stimmate e per una malattia agli occhi, trascorre il periodo invernale presso San Damiano, dove compone il Cantico delle Creature. Raggiunge poi Rieti per essere curato agli occhi. L’intervento si rivelerà molto doloroso.
1226 Sfinito dalle sofferenze, Francesco è condotto a Siena, Cortona e Nocera. Infine torna ad Assisi, ospite del vescovo; nell’imminenza della morte viene portato alla Porziuncola, dove trascorre gli ultimi giorni e muore la sera del 3 ottobre. Il suo corpo, fatto transitare a San Damiano, è venerato da Chiara. Le spoglie del Poverello sono poi tumulate presso la chiesa di S. Giorgio in Assisi.
1228 16 luglio: papa Gregorio IX dichiara Francesco santo.
1230 25 maggio: il corpo di Francesco viene deposto sotto l’altare maggiore della nuova Basilica a lui dedicata. Testo preso dal seguente sito
La memoria di san Francesco d'Assisi si celebra il 4 ottobre.

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giovedì 3 settembre 2026

Santi Proto e Giacinto

Di questi due fratelli, Proto e Giacinto, si sa davvero poco. Probabilmente subiscono il martirio o durante le persecuzioni di Valeriano (257-260) o nella Grande persecuzione di Diocleziano (304-384). Proto e Giacinto sono due fratelli schiavi di Eugenia, figlia di un nobile romano, prefetto ad Alessandria d'Egitto. Rientrata a Roma e convertita con tutta la sua famiglia al cristianesimo dai suoi due schiavi, Eugenia, che subisce anche lei il martirio, chiede a Proto e Giacinto di istruire alla fede cristiana l'amica Bassilla, che si converte al cristianesimo. 
Denunciati dal marito di Bassilla, i due fratelli subiscono il  martirio. 
Prima ancora dell’elogio damasiano, si trova un’attestazione del loro antichissimo culto nella Depositio martyrum, databile al 336, che li commemora l’11 settembre e ne ricorda la sepoltura in Basillae, cioè nelle Catacombe di Sant’Ermete, come sono meglio conosciute oggi. È in questo cimitero lungo la via Salaria Vetus che papa Damaso riporta alla luce i sepolcri di Proto e Giacinto, occultati da smottamenti del terreno. L’iscrizione del pontefice recita infatti: 
«La tomba era rimasta nascosta sotto la frana della collina. Damaso la riporta in luce perché conserva corpi di martiri. La reggia più degna, quella del cielo, tiene con sé Proto. Tu, Giacinto, lo segui, giustificato dal sangue purpureo. Furono fratelli, ambedue magnanimi. Questo, vincitore, conquistò la palma, quello per primo la corona», con un possibile gioco poetico sul significato di Proto «primo».
La loro memoria si celebra l'11 settembre.

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sabato 1 agosto 2026

San Lorenzo

Lorenzo nasce in Spagna nel terzo secolo dopo Cristo, nel tempo in cui i cristiani sono perseguitati. Lorenzo, giunto a Roma, è diacono della chiesa di Roma e la sua vita è al servizio dei più poveri e bisognosi. Nel 258 d.C. viene emanato l'editto dell'imperatore Valeriano: tutti i vescovi, i presbiteri e i diaconi devono essere messi a morte. Il papa Sisto II viene ucciso il 6 agosto. Lorenzo è risparmiato perché i funzionari vogliono ottenere dal diacono informazioni sui beni e sulle proprietà dei cristiani. Lorenzo si presenta con una folla numerosa di poveri, derelitti e ammalati, dichiarando che quelli sono i tesori della chiesa. Il 10 agosto Lorenzo subisce il martirio, viene bruciato su una graticola. La sua memoria è il 10 agosto.

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mercoledì 1 luglio 2026

Sant'Enrico II

Enrico nasce il 6 maggio del 973 vicino a Bamberga, in Baviera, suo padre è il duca bavarese Enrico il Litigioso e la mamma Gisella di Borgogna, Enrico è istruito dal vescovo di Ratisbona, San Volfango. Cresce in un ambiente cristiano (suo fratello Bruno diventa vescovo di Augsburg (Augusta), una sorella si fa monaca e l'altra sposa un futuro santo, il re di Ungheria, Stefano). Sale al trono nel 1002 e viene incoronato imperatore del Sacro Romano Impero nel 1014 da Papa Benedetto VIII (Enrico sarà l'ultimo imperatore del Sacro Romano Impero). La sua vita è caratterizzata da un reale impegno religioso e da un'attiva promozione della riforma ecclesiastica (sarà lui a sollecitare l'introduzione del Credo nella messa domenicale), tanto che ricopre un ruolo cruciale nel sostegno alla riforma di Cluny e nella protezione del monachesimo. Enrico promuove arti e scienze e fonda numerose biblioteche e scuole cattedrali. Enrico è esempio di rettitudine nell'arte di governare per questo è patrono delle teste coronate. Anche la sua vita coniugale è esemplare. Lui e la moglie, Santa Cunegonda, non hanno figli, ma diversamente da quanto avviene in questi casi a quel tempo, Enrico si rifiuta di ripudiarla. Una scelta, questa, che testimonia un profondo rispetto per il Sacramento del matrimonio e l'amore per la sua sposa. Enrico II viene canonizzato nel 1146 da Papa Eugenio III. Muore nel 1024. La sua memoria cade il 13 luglio.

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martedì 2 giugno 2026

Sant' Efrem

Efrem nasce nel 306 a Nisibi, una città della Mesopotamia governata da Roma. 
Dei primi anni della sua vita si conoscono racconti molto diversi tra loro, è certa la data del suo battesimo, che ha ricevuto verso i 18 anni. 
Efrem stringe una profonda e spirituale amicizia con il vescovo della città, Giacomo (santo, che si celebra il 15 luglio), con il quale contribuisce a costruire e a guidare una scuola di teologia. 
Ordinato diacono prima del 338 dal vescovo Giacomo (303-338), vive e opera a Nisibi fino alla conquista persiana. 
Efrem, che alterna la vita ascetica all’insegnamento, negli ultimi anni di vita è esiliato a Edessa dove muore il 9 giugno dell’anno 373. 
La sua memoria è appunto il 9 giugno.


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martedì 5 maggio 2026

San Gottardo di Hildesheim

Gottardo nasce nel 960 a Reichersdorf (Ritenbach) presso Niederaltaich nella diocesi di Passavia (Baviera) da un vassallo del capitolo di San Maurizio. Nella scuola capitolare locale si avvicina alle scienze umanistiche e alla teologia. Per tre anni dimora presso il vescovo di Salisburgo dove si occupa di amministrazione ecclesiastica. Viaggia molto, anche in Paesi lontani, tra cui l'Italia. Studia nella scuola del duomo di Passavia. Quando Enrico II di Baviera decide di trasformare il capitolo in un monastero benedettino, Gottardo si fa monaco. Nel 993 è ordinato sacerdote, per diventare poi priore e rettore della scuola monastica. In seguito Gottardo introduce una scuola di scrittura e pittura. Nel 996 Gottardo diventa abate  facendosi, anche a Tegernsee e a Hersfeld, fautore dell'ideale di Cluny (la Regola di san Benedetto). Nel 1022 viene nominato vescovo di Hildesheim. Si distingue per la sua cura pastorale, per l'attenzione nei confronti del clero e per le sue conferenze bibliche. Gottardo incarna l’ideale di padre del clero e del popolo, che edifica con un’illuminata formazione biblica. In 15 anni consacra più di 30 chiese. Dopo una breve malattia muore il 5 maggio 1038. La sua festa liturgica è appunto il 5 maggio.


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mercoledì 1 aprile 2026

Santa Ferbuta

Santa Ferbuta, che ricorre sovente nei martirologi occidentali e in quelli orientali sotto diverse date e nomi: Pherbutha, Thermutha, Thermo, Derphuta, Tartufa, Tbarbo, è vergine o vedova e sorella del martire Simeone Bar-Sabbàeé, vescovo di Seleucia-Ctesifonte (Le loro rovine oggigiorno si trovano in Iraq). 
Sotto il regno di Sabor II (decimo Re dei Re dell'Impero Sasanide di Persia 309-379 d.C., attuale Iran), insieme alla sorella e a un'ancella viene accusata di aver provocato nella regina persiana una grave malattia, questo per vendicare la morte del fratello, il vescovo Simeone. Il processo poteva risolversi con l'assoluzione se le tre donne avessero accettato di sposare i giudici accusatori, ma poiché rifiutarono furono condannate a una morte atroce. I loro corpi furono segati e la regina ammalata fu fatta passare fra quelle membra, con la speranza che potesse guarire. 
Sozomeno pone il martirio il 9 aprile 342, cioè esattamente un anno dopo quello di san Simeone. Quanto al luogo, il citato autore e le altre fonti sembrano indicare una delle città della Persia, nelle quali prendeva sede periodicamente l’aula regia: forse la stessa Seleucia.
I martirologi ricordano il martirio di Ferbuta, con o senza le compagne, in giorni diversi. I Greci lo pongono al 19 marzo, il 4, 5 e 6 aprile; i Siri al 5 maggio e al 19 aprile. 
Il Martirologio Romano il 22 aprile.

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giovedì 5 marzo 2026

San Macario di Gerusalemme

Macario, che significa "felice", di Gerusalemme è un eremita e vescovo del secolo IV. È una guida spirituale che opera nel deserto di Scete in Egitto. Secondo la tradizione il diavolo cerca di tentare Macario sotto varie forme, ma lui riesce sempre a riconoscerlo e a respingere le sue seduzioni. La sua saggezza e il suo discernimento lo rendono un punto di riferimento per molti monaci dell'epoca e la sua figura è spesso associata a storie di miracoli e di profonda spiritualità. 
Macario partecipa al Concilio di Nicea (325), dove contribuisce a definire le basi cristiane sulla natura di Gesù Cristo contro l'arianesimo di Ario, prete libico. 
Addirittura si ritiene che il vescovo Macario sia stato uno degli autori del Simbolo niceno, cioè del Credo che ancora oggi pronunciamo nella Messa, professando la fede "in un solo Dio, Padre Onnipotente" e "in un solo Signore, Gesù Cristo... Dio vero da Dio vero".
La sua memoria si celebra il 10 marzo.

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mercoledì 4 febbraio 2026

Santa Giuseppina Bakitha

Bakhita, nome datole dai suoi rapitori, che significa fortunata, nasce nel Sudan intorno al 1869 in una bella famiglia con tanti fratelli e sorelle. 
I negrieri la rapiscono all'età di sette-otto anni e la fanno camminare per giorni allontanandola sempre più dal suo paese. 
La vendono come schiava a una ricca famiglia dove la piccola viene maltrattata. Altri padroni comprano la bambina che la fanno lavorare duramente, picchiandola e facendole subire tremendi supplizi e crudeli tatuaggi.
Finalmente nel 1882, a Kartum, viene comprata dal console italiano Callisto Legnani, un uomo buono che non la percuote e non la punisce. Nel 1885 il Console viene richiamato in Italia e porta con sé anche Bakhita, che ha ormai quindici anni. Ma ancora una volta Bakhita cambia padrone perché la bambina dell’amico del Console Legnani, Augusto Michieli, la vuole per sé. Bakitha viene "regalata" e si trasferisce in Veneto dove fa da bambinaia a Mimmina la figlia di Micheli. 
Quando la famiglia Micheli si sposta sul Mar Rosso, Mimmina e Bakhita vengono affidate alle Suore Canossiane dell'Istituto dei Catecumeni di Venezia. A quel tempo Bakhita non conosce la fede cristiana. Ed è qui, nell'Istituto Canossiano, che Bakhita chiede e ottiene di conoscere quel Dio che fin da bambina sentiva in cuore senza sapere chi fosse. Così a vent’anni decide di diventare cristiana cattolica. Matura il desiderio di rimanere per sempre in Italia e farsi suora, chiedendo di essere battezzata e ammessa tra le suore canossiane.
Dopo una disputa con i padroni che non vogliono lasciarla libera, Bakhita, grazie all’intervento del cardinale di Venezia che si appella al procuratore del re, il 29 settembre 1889 viene dichiarata libera cittadina italiana. 
Bakhita riceve il Battesimo e diventa suora con il nome di Giuseppina e svolge umili mansioni presso il Convento delle Canossiane a Schio (Vicenza).
Gli inizi sono difficili poiché la gente ha timore della sua pelle nera. Poi, grazie alla sua bontà e alla sua fede suor Giuseppina è amata da tutti. 
Bakhita è considerata un esempio di perdono e conversione, avendo descritto la sua dolorosa esperienza come la via che l'ha portata alla fede cristiana.
Bakitha muore l'8 febbraio del 1947 dopo aver rivissuto nell'agonia la  crudeltà della schiavitù. Per cinquant'anni ha ricoperto compiti umili e semplici offerti con generosità e semplicità. Proclamata patrona d'Africa e Santa il 1 ottobre 2000 da San Giovanni Paolo II, la sua memoria si celebra l'8 febbraio.

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venerdì 9 gennaio 2026

San Basilio

Basilio nasce nel dicembre del 1468 in una famiglia di contadini alla periferia di Mosca. Inizia a fare il calzolaio, ma già da bambino è attirato dalla vita di solitudine e di preghiera. A sedici anni lascia il suo lavoro per dedicarsi alla predicazione di Cristo. Passa le giornate nelle strade di Mosca ammonendo e insegnando e dando testimonianza di povertà. Basilio è pioniere del monachesimo orientale, teologo e dichiarato Dottore della Chiesa. Lo zar Ivan il Terribile lo convoca a corte e nonostante Basilio gli rimproveri continuamente la sua politica sanguinaria, lo zar nutre per lui una vera venerazione. Basilio sarà vescovo di Cesarea di Cappadocia (Turchia) nel IV secolo.
Basilio muore a 88 anni il 2 agosto 1557. 
I funerali sono seguiti da una folla immensa guidati dal patriarca di Mosca, Macario. Pare che lo stesso zar portò a spalla il feretro fino alla Piazza Rossa nella cattedrale poi intitolata a Basilio il Benedetto.
La sua memoria ricorre il 2 gennaio.


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mercoledì 3 dicembre 2025

Sant'Eligio

Eligio nasce intorno al 588 vicino a Limoges, in Francia. Prima di dedicare la sua vita al Signore, Eligio è un abile orefice tanto che la sua nota bravura lo porta direttamente alla corte di Clotario II, re dei Franchi, dove realizza preziosi di grande valore. 
Nonostante la sua fama, Eligio decide di lasciare la professione e il successo per dedicarsi agli altri, soprattutto poveri e schiavi, che aiuta e riscatta con i suoi averi, e alla predicazione del Vangelo. 
Divenuto Vescovo di Noyon-Tournai nel 641 si dedica anima e corpo ai più derelitti e con zelo alla conversione dei pagani nelle regioni assegnategli. 
Sant' Eligio muore in Olanda il 1° dicembre 660. 
Il  il 5 aprile 1619, la Confraternita dei Ferrari fa richiesta al vescovo di Noyon, Carlo de Balzac, per ottenere una reliquia del santo. Il vescovo di Noyon esaudisce la richiesta e il 16 settembre 1619 concede alla Compagnia un frammento, lungo quattro dita, dell’osso radio. 
La traslazione della reliquia è ricordata ampiamente da Giacinto Gigli, nel suo Diario di Roma, alla data 24 giugno del 1620. Mentre un frammento del capo di S. Eligio è donato il 25 giugno 1628 dal vescovo di Noyon ed è conservato nel busto reliquiario posto all’altare maggiore di S. Eligio degli Orefici. Delle reliquie custodite in questa chiesa si avrà la ricognizione il 6 agosto del 1787. 
Le reliquie di Sant'Eligio vengono riportate solennemente a Noyon il 22 giugno del 1952. 
La sua memoria viene celebrata l'1 dicembre, giorno del suo passaggio al cielo.

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mercoledì 5 novembre 2025

San Martino de Porres

Nasce a Lima nel 1579. Il padre è un aristocratico, Juan de Porres. La mamma è una ex-schiava nera di origine africana. Martino cresce con la mamma, che non ha la possibilità di farlo studiare. Martino inizia a lavorare come allievo da un barbiere-chirurgo (ai tempi queste due professioni erano legate), ma il suo desiderio, fin dalla giovanissima età, è quello di entrare nel convento dei Domenicani, che hanno fondato in Lima il loro primo convento.
Martino entra in convento come terziario e gli vengono affidati i compiti più umili e faticosi. Quando i monaci si rendono conto della sua spiritualità e della sua forza interiore, dell'amore verso l'Eucaristia lo accolgono nell'Ordine come fratello cooperatore.
Col passare del tempo, Martino diventa esempio di vita esemplare, dedito a digiuni, penitenze e preghiere e punto di riferimento per chi desidera un consiglio, persino l'arcivescovo di Lima e il vice re del Perù si recano da lui. 
Martino spende la propria vita per i poveri e gli ammalati. 
Quando a Lima arriva la peste, cura i 60 confratelli; per tutti è l'uomo dei miracoli.
Martino fonda a Lima un collegio per istruire i bambini poveri. Sarà il primo collegio del Nuovo Mondo. Guarisce l'arcivescovo del Messico, che vorrebbe condurlo con sé, ma Martino muore a Lima nel 1639.
La sua memoria si celebra il 3 novembre.

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venerdì 3 ottobre 2025

Sant'Aurea di Parigi

Aurea, di origine siriana, figlia di Maurino e Quiria è una donna di profonda fede cristiana. 
Nel 633 è posta a capo del monastero femminile da sant'Egidio, vescovo di Noyon-Tournai, a Parigi e che segue la regola di Luxeuil.
Il monastero, fondato dal vescovo, ospita oltre trecento monache. L'impegno di Aurea nella vita religiosa, la sua devozione e il suo servizio ai bisognosi la rende una figura di spicco nella comunità cristiana di Parigi dell'epoca. Aurea guida il monastero per ben 33 anni. Muore il 3 o il 4 ottobre durante la pestilenza del 666. Con lei muoiono altre centossessanta monache.
I suoi resti, deposti in un primo tempo nella chiesa di San Paolo, dove venivano sepolte le suore, sono poi portati nell'oratorio di San Marziale. Di nuovo trasferiti a San Paolo, ritornano a San Marziale nel 1421, ma nel 1792, durante la Rivoluzione, di nuovo asportati e dispersi, tranne alcune reliquie che sono trasferite al sicuro in Normandia. 
La festa di Aurea si celebra il 5 ottobre.

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giovedì 4 settembre 2025

Santi Arcangeli

Il nuovo calendario liturgico unisce i tre Arcangeli della tradizione biblica in una sola festa che si celebra il 29 settembre. Michele (Chi è come Dio?), Gabriele (Forza di Dio) e Raffaele (Dio ha guarito), sono figure angeliche di cui si parla sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento. 
L'Arcangelo Michele è citato in Daniele, nelle lettere di Giuda e nell'Apocalisse dove lo si vede combattere contro il dragone infernale e molte sono le chiese a lui dedicate. 
Gabriele è l'Arcangelo dell'annuncio. È lui che annuncia a Maria l'incarnazione e a Zaccaria la nascita di Giovanni Battista, così come nell'Antico Testamento, in Daniele, è sempre lui che annuncia divine rivelazioni. Persino nell'Islam è l'angelo che comunica a Maometto il Corano.
Raffaele, invece, a differenza di Michele e Gabriele, che hanno, come dire, un compito ufficiale, è l'Arcangelo della quotidianità. È colui che ci sta accanto nelle difficoltà e nelle fatiche di ogni giorno consigliandoci e guarendoci da ogni genere di male. Lo si trova nel libro di Tobia come figura di guaritore e custode.
Rivolgiamoci fiduciosi a questa santa triade angelica.


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lunedì 30 giugno 2025

Sante Rufina e Seconda

Rufina e Seconda sono due sorelle, fidanzate a due giovani cristiani che per salvarsi la pelle durante la persecuzione di Valeriano e Gallieno, nel 260, abiurano la loro fede pretendendo che anche le due fidanzate facciano lo stesso. Al loro deciso rifiuto di abiurare, i due giovani le denunciano al prefetto Giunio Donato, che da antichi documenti risulta essere ‘praefectus urbis’ nel 257.
Le due sorelle, come capitava in quei tempi, sono sottoposte a interrogatori, a pressioni, ad abiurare, ma di fronte al loro netto rifiuto il prefetto ordina la loro morte.
A quel punto Archesilao le conduce al decimo miglio della via Cornelia dove Rufina viene decapitata e Seconda bastonata a morte.
Già nel IV secolo, sul loro sepolcro viene eretta una basilica, forse da papa Giulio I. 
La memoria di queste due sorelle martiri si celebra il 10 luglio.

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domenica 1 giugno 2025

Santi Potino Blandina e compagni

Dopo gli editti dell'imperatore Marco Aurelio (177 d.C) a Lione e in altre città si scatena la persecuzione contro i cristiani. Il Martyrologium Romanum riporta al 2 giugno la notizia di un gruppo di 48 martiri, uccisi più o meno nello stesso tempo in odio alla fede cristiana, denominati Martiri di Lione.
Il loro martirio è narrato da testimoni contemporanei in una lettera che la chiesa di Gallia invia dopo gli avvenimenti ai fratelli dell'Asia e della Frigia e che lo storico Eusebio di Cesarea include integralmente nella sua Historia Ecclesiastica pervenuta fino a noi. 
Il gruppo di persone è guidato da Potino, vescovo, e da Blandina: schiava convertita al cristianesimo arrestata con la sua padrona, che affronta il martirio con fede e coraggio, nonostante le torture. 
Gettata in pasto ai leoni nell'anfiteatro ne esce illesa, affermando la sua fede. Sottoposta a torture atroci, resiste con forza, convertendo anche alcune persone. Infine, umiliata e assalita da un toro, affronta la morte con eroismo, guadagnando l'ammirazione persino dei suoi persecutori. Santa Blandina, schiava nella vita, ma eroica e gloriosa martire nella morte, è raffigurata nell’arte, con gli attributi del suo supplizio: la rete, la graticola, il palo, i leoni, il toro. È celebrata il 2 giugno insieme agli altri Martiri di Lione.

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domenica 4 maggio 2025

Sant’Antimo e compagni

Faltonio Piniano, discendente dell’imperatore romano Gallieno, marito di Anicia Lucina, è nominato dagli imperatori Diocleziano e Massimiano proconsole in Asia. Dopo la morte di un suo consigliere, che su suo incarico perseguitava i cristiani, Faltonio è colpito da una malattia grave. Sua moglie, dopo aver provato tutte le terapie a disposizione, in segreto chiede aiuto ai cristiani imprigionati. Fra questi c’è Antimo, che ne assicura la guarigione se il marito si converte al cristianesimo e così avviene.
Faltonio libera i cristiani e li nasconde nelle sue varie proprietà. Antimo è ospitato in una villa al XXII miglio della via Salaria. Qui continua incessante la sua opera di testimonianza cristiana e converte persino un sacerdote del dio Silvano inducendolo a distruggere l’idolo. Denunciato al proconsole Prisco, è condannato a morte e gettato nel Tevere con una pietra al collo. Con Antimo altri compagni subiscono il martirio. Le reliquie di questi martiri sono custodite nella cattedrale di Osimo. La sua memoria è l’11 maggio.

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venerdì 4 aprile 2025

Santa Maria di Cleofa

Maria di Cleofa, moglie di Cleofa detto anche Alfeo, fratello di San Giuseppe sposo di Maria, è la medesima che l'Evangelista San Giovanni chiama sorella di Maria, madre di Gesù, in realtà era una cugina e che con lei e con Maria Maddalena si trova ai piedi della croce.
Maria di Cleofa e Alfeo, quindi, sono zii di Gesù.
Gli sposi hanno diversi figli, tutti nominati nei Vangeli.
La primogenita Maria Salome sposa Zebedeo ed è la mamma degli apostoli Giacomo il Maggiore e Giovanni l'Evangelista.
Il secondogenito è San Giacomo il Minore, apostolo e primo vescovo di Gerusalemme.
Il terzogenito è San Giuseppe, che insieme a San Mattia faceva parte dei settantadue discepoli.
Il quartogenito è San Giuda Taddeo, che con San Giacomo fu apostolo e martire.
Il quintogenito è San Simeone, secondo vescovo di Gerusalemme, che morirà crocifisso all'età di 120 anni.Maria di Cleofa non solo segue suo nipote Gesù, ma provvede con altre pie donne il necessario al Collegio Apostolico.
Gesù risorto la ricompensa della fedeltà con cui aveva assistito alla sua morte e le appare mentre si affretta verso Gerusalemme, come racconta S. Matteo.
La tradizione non dà altre notizie intorno a questa Santa, si può pensare che abbia avuto cura della S. Vergine e che l'abbia sempre amata non solo come sua parente ma soprattutto come Madre di Gesù.
La sua memoria cade il 27 aprile.
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domenica 2 marzo 2025

Sant'Adriano di Cesarea

Adriano nasce vicino a Rovigo intorno al 275. Il nostro santo assiste al coraggio dei cristiani martirizzati e colpito dalla loro fede si converte al cristianesimo. Fin da giovane inizia a evangelizzare. In seguito si reca a Cesarea in Palestina per sostenere la comunità cristiana perseguitata. Lì incontra Eubulo, un altro evangelizzatore. All'ingresso della città i due vengono fermati e viene chiesto loro lo scopo della visita. Davanti alla verità i due giovani sono immediatamente arrestati, imprigionati e torturati per ordine del governatore Firmiliano.
Adriano viene gettato nell'Anfiteatro in pasto ai leoni che però lo sbranano ma non lo uccidono. Portato fuori le mura della città viene sgozzato. 
È il 5 marzo 309, sesto anno di persecuzione di Diocleziano.
A Eubulo viene data la possibilità di abiurare la sua fede in Cristo ma davanti al suo netto rifiuto subisce la medesima sorte di Adriano.
La loro memoria è stata tramandata da Eusebio di Cesarea, il famoso storico della Chiesa.
La ricorrenza del martire Adriano è il 5 marzo.


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venerdì 31 gennaio 2025

San Biagio

Biagio, vescovo, martire, vive tra il III e IV secolo in Turchia. Nato da una nobile famiglia e cresciuto nella fede cristiana, diventa vescovo di Sebaste (o Megalopolis) l'attuale Sivas nella Turchia orientale, che al tempo del nostro santo era capitale di una provincia romana chiamata Armenia Minor. 
La tradizione vuole che fosse esperto nella medicina prima di diventare vescovo e che vivesse in una grotta tra le montagne. 
Nella grotta era avvicinato dagli animali selvatici che lui ammansiva e curava. 
Alcuni cacciatori lo arrestano e lo portano al governatore Agricolao. 
San Biagio professa la sua fede in Cristo davanti a lui e per questo viene picchiato con le verghe, appeso, stirato e gettato in prigione. 
Mentre lo portano in prigione lo seguono sette donne che professano Gesù come vero Dio e per questo anch'esse vengono martirizzate per decapitazione.
Durante la sua prigionia guarisce un ragazzo che rischiava di morire soffocato a causa di una spina, una lisca di pesce conficcata in gola. Fra tanti altri miracoli operati anche durante le torture, merita particolare ricordo quello della vedova alla quale un lupo aveva portato via un maialino. La donna, riavuta la bestiola, in segno di riconoscenza porta dei cibi e delle candele a Biagio, che commosso le chiede di offrire ogni anno una candela alla chiesa assicurandole la sua protezione.
Biagio viene torturato con pettini che strappano la carne, come quelli usati per cardare la lana: "Dilacerato corpore, infractus animo resistit", secondo il racconto del suo martirio viene poi gettato in fondo a un lago, ma due angeli lo riportarono sano e salvo a riva, quindi poi viene decapitato. 
Insieme a Biagio vengono decapitati anche due ragazzi che erano in prigione con lui e che egli aveva istruito alla religione cristiana. 
Il martirio del vescovo di Sebaste avviene nel 315 o 316 durante l'impero di Licinio, qualche anno dopo la concessione della libertà di culto nell'Impero Romano (313). Una motivazione plausibile del suo martirio può essere trovata nel dissidio tra Costantino e Licinio, i due imperatori cognati (314), che portò a persecuzioni locali a opera di governanti troppo zelanti, con distruzione di chiese, condanne ai lavori forzati per i cristiani e condanne a morte per i vescovi. 
Una sua statua si trova anche su una guglia del Duomo di Milano. 
San Biagio lo si venera tanto in Oriente quanto in Occidente e per la sua festa è diffuso il rito della benedizione della gola, fatta poggiandovi due candele incrociate e invocando la sua intercessione. 
In Italia ci sono più di 300 Parrocchie dedicate a lui. Si festeggia il 3 febbraio ed è il patrono della mia città.

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