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Visualizzazione post con etichetta Temi "grandi" per bimbi piccoli. Mostra tutti i post
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mercoledì 16 marzo 2022

Parlare ai bambini della guerra

 Parlare sì o no ai bambini di quello che sta accadendo in Ucraina?

  • Anzitutto ascoltare i bambini.
  • Cercare di non mostrare loro immagini troppo crude (anche durante i Tg stare attenti ai servizi degli inviati).
  • Utilizzare un linguaggio semplice per descrivere ciò che sta accadendo evitando di enfatizzare.
  • Sottolineare l'importanza dell'aiuto, del perdono, della condivisione.
  • Farli esprimere attraverso il linguaggio grafico-pittorico o drammatico o attraverso l'uso di burattini.
  • Utilizzare libri che parlano di "guerra" e di "pace".
Insomma, ai bambini, anche quelli dell'età della scuola dell'infanzia, si può parlare di tutto, certo con le modalità giuste e con le parole giuste. A questo proposito ricordo la Rubrica: Temi "grandi" per bimbi piccoli 





sinforosa castoro

giovedì 25 gennaio 2018

Leggi razziali del 1938 spiegate ai bambini e bambine della scuola dell'infanzia

«Bambini, noi andiamo a fare pipì nello stesso bagno, è vero?».
«Si».
«Sì, però le femmine vanno di lì e noi di lì».
«Si, perché voi bambini fate la pipì in piedi e magari bagnate un po’ il water e se le bambine si siedono, loro fanno la pipì sedute, vero? Se loro si siedono si bagnano... ma che schifo!».
«E... si».
«Pensate, bambini, che tanti anni fa, ma tanti, tanti, i signori che comandavano avevano fatto delle regole da seguire e persino il re, sì perché qui in Italia c'era un re, anche lui aveva detto "ma si vanno bene", e una di quelle regole era che i bambini ebrei, non potevano più fare pipì con gli altri bambini. Sapete chi sono gli ebrei?».
«Nooo».
«Gli ebrei sono tutte quelle persone che non credono che Gesù è il figlio di Dio Padre. Anche Gesù era un ebreo, però, e anche Maria. Chi è Maria?...».
«la mamma di Gesùùù».
«Bravi. Allora, quella regola diceva che i bambini ebrei non potevano andare a fare la pipì nello stesso bagno con tutti gli altri, a voi sembra una bella regola?».
«Nooo».
«Certo che no, è come se adesso le maestre dovessero dire: in questo bagno vengono tutti i bambini, tranne voi tre che non potrete mai più entrare, perché... perché decidiamo noi. Sarebbe giusto?».
«No-o».
«Pensate che quei signori non solo avevano fatto quella regola, ma tante altre davvero bruttissime, per esempio avevano deciso che quei bambini non potevano più andare nemmeno a scuola.  A voi piacerebbe se io vi dicessi: "da domani voi non potrete più venire a scuola", sareste contenti?».
«No-ooo».
«E invece avevano fatto proprio così».
«Che cattivi, però».
«Maestra, faceva come quel re là».
«Sì, quello della storia, quello che non voleva più che i bambini andavano a scuola, ne?».
«È vero, quella, però, era una favola, bambini, invece questo è successo davvero»
«Potevano spararci, così non lo facevano».
«Maestra, adesso dove sono andati quei bambini?».
«Quei bambini sono diventati grandi, sono diventati dei papà e delle mamme e poi dei nonni e delle nonne e alcuni sono diventati così vecchi che sono morti e sono andati in cielo».
«Come mio nonno?».
«Sì, proprio come tuo nonno».
Che ne dite se adesso facciamo la scenetta? Chi vuole fare il re?...




sinforosa castoro

giovedì 30 marzo 2017

Buon compleanno CEE

«Bambini, sapete che sabato è stato il compleanno dell'Europa. Chi sa cosa vuole dire Europa?».
«Io no».
«Sì, è uno stato».
«Bravissimo, hai quasi indovinato.
«Bambini, l'Europa è un paese grande grande, formato da tanti paesi, tanti stati. Come si chiama dove viviamo noi? No, non la città, il nostro stato? Noi siamo in Ita...».
«Italia».
«Bravissimo. La città dove viviamo si trova in Italia e l'Italia si trova in Europa. Guardate su questo libro. Vedete quanti stati? Tutti questi paesi, stati, formano un Continente. È così che si chiama l'Europa, è un Continente e nel mondo ce ne sono cinque: America, Africa, Asia, Europa e Oceania. Dentro ai Continenti ci sono tanti... ».
«Stati».
«Bravissimi e dentro agli Stati ci sono tantissime... ?».
«Città».
«Bravissimi. Perché secondo voi l'Europa ha fatto il compleanno?».
«Perché ha cinque anni».
«No, no».
«Perché ha compiuto gli anni».
«No, bimbi, adesso ve lo dico. Tanti anni fa, alcuni signori che avevano studiato tanto e che avevano visto la guerra, perché tanti anni fa in Italia e in altri stati c'era la guerra. Allora, loro non volevano più vedere la guerra. La guerra è una cosa bella?».
«Nooo, e poi la guerra si spara».
«Certo, bambini, la guerra è bruttissima perché tante persone muoiono e poi la guerra distrugge tutto e, infatti, c'era tutto distrutto e allora quei signori hanno pensato che non si dovesse mai più fare la guerra e che se gli stati si fossero messi insieme sarebbe stato più bello e nessuno sarebbe più stato nemico di nessuno. A voi piace di più giocare da soli o con gli amici?».
«Con gli amici».
«Certo, con gli amici i giochi sono più belli».
«Io porto sempre gli animali e li do a loro».
«È vero, vi scambiate i giocattoli e i libri; loro hanno fatto lo stesso. All'inizio erano solo sei, gli stati che hanno fatto come un patto di amicizia, ma adesso sono così (e mostro loro le mani aperte e ripetute), sono tanti o pochi?».
«Tanti».
«È vero, e sabato, i signori che rappresentano tutti questi stati si sono ritrovati a Roma... ».
«Io sono andato a Roma, ho visto il Papa».
«Certo, sei andato quando eri piccolino, con la mamma e il papà. Bambini, Roma, che è una città grande e bellissima, è la città più importante dell'Italia, è la nostra capitale. Ogni stato ha la sua capitale. Allora, sabato, a Roma, sono arrivati i signori per ricordare quando quei signori, che adesso sono morti, perché sono passati tanti e tanti anni, hanno deciso di fare quel patto di amicizia e così hanno fatto una grande festa e hanno firmato un registro...».
«Come quello con su i nostri nomi».
«Sì, più o meno come quello e ognuno ha messo il proprio nome e ha detto che vuole continuare a stare insieme a tutti gli altri per fare tante cose belle per tutti gli abitanti dell'Europa e quindi anche per noi, vero?».
«Eh, sì, e poi hanno mangiato anche la torta».
«Sì, bambini, penso proprio che abbiano mangiato anche la torta. Sapete che la nostra città ha una bandiera... ».
«Sì, quella che è lì».
«Sì, proprio quella e anche l'Italia ha la bandiera»
«Sì quella che c'è fuori... ».
«È vero e fuori ce n'è un'altra... ».
«Quella con tutte le stelle».
«Proprio quella. Quella, bimbi,  è la bandiera dell'Europa, vi piace?».
«Sììì».
«Allora adesso facciamo una piccola bandiera dell'Europa anche noi»...
E il gioco incomincia.






sinforosa castoro

mercoledì 16 marzo 2016

Immigrati

Momento della conversazione con i bambini "grandi".
«Bambini, chi di voi ogni tanto vede il telegiornale?».
«Io sì».
«Anch'io, con  mia mamma e mio papà».
«E chi di voi ha visto tutte quelle persone che arrivano con le barche...».
Prende subito la parola il più intraprendente e irruente: «Sì, ho visto che vengono con le barche e poi affonda e tutti annegano».
«Non è vero non affonda sempre».
«Hai ragione, a volte le barche arrivano e ci sono tante e tante persone. Ma, secondo voi, perché tutte quelle persone vengono qui?».
Sempre lui: «Perché c'è la guerra e quelli dell'inis buttano le bombe e allora loro non hanno più le case, perché distruggono tutto, e scappano, altrimenti muoiono, eh!».
«Hai ragione. Nei loro paesi c'è la guerra e la guerra distrugge tutto, purtroppo...».
«Sì, perché buttano tutte le bombe e se poi le buttano anche qui distruggono tutto anche qui... speriamo di no (aggiunge a bassa voce, a una compagna vicina)».
«E noi cosa possiamo fare per aiutarli?».
«Dobbiamo darci le cose da mangiare».
«Sì, anche le coperte, perché fa freddo».
Sempre lui: «Ma poi se quelli dell'inis vengono qui e buttano le bombe, non c'è più niente».
«Stai tranquillo, nel nostro paese non c'è la guerra, siamo fortunati».
«Sì, è vero».












sinforosa castoro 

sabato 8 agosto 2015

Quando muore una mamma

Caro bambino, sì, lo so, ormai sei un adolescente, ma nei miei ricordi tu rimani un bambino, quel bambino, con quella faccia, quei capelli, quelle caratteristiche caratteriali, quelle capacità... perché non c'è un bambino identico a un altro e nei ricordi di una maestra rimane immutata l'immagine del bambino che fu.
Caro bambino, dicevo, la notizia della morte della tua giovane mamma mi ha sconvolto, come uno squarcio doloroso in questo agosto infuocato che toglie il respiro. Ti abbiamo nominato, ricordato, mentre di telefono in telefono la notizia rimbalzava di maestra in maestra. Io, noi, siamo state per te soltanto le tue maestre, ma abbiamo ben in mente quello che facevi, come ti muovevi, com'eri piccolo all'età di tre anni! Abbiamo ben in mente la tua mamma, il tuo papà, il tuo nonno... la tua famiglia, insomma. Siamo tristi, molto tristi, per tutti voi e per lei, per la tua giovane mamma, che adesso vi amerà e seguirà da lassù. Sono sicura che a chi leggerà questo articolo, verrà spontanea una preghiera; che la Mamma del cielo vi consoli e vi dia forza.



sinforosa castoro

lunedì 20 aprile 2015

Requiem aeternam

«Maestra, ho visto alla tele tutta la barcona che si è rovesciata e tutti sono caduti nel mare. Sono tutti morti».
Un bimbo di cinque anni
Requiem aeternam
 Réquiem aetérnam dona eis, Dómine,
et lux perpétua lúceat eis.
Requiéscant in pace.
Amen.




sinforosa castoro 

lunedì 10 novembre 2014

Muro di Berlino

«Bambini, sapete che tanti anni fa, in una città lontana da noi, che si chiama Berlino, provate dire voi questa parola... ».
«Berlino».
«... bravi, allora, in questa città c'era un muro alto, alto, alto, così alto che nessuno poteva andare dall'altra parte e così c'erano persone di qua e persone di là dal muro e non potevano né parlarsi né vedersi».
«Perché c'era il muro?».
«Perché dei signori avevano detto "Noi non vogliamo che nessuno entri nella nostra parte di città e in questa parte di città comandiamo noi e tutti devono fare quello che vogliamo noi e se qualcuno vuole andare dall'altra parte della città noi lo mettiamo in prigione. Secondo voi era giusto fare così?».
«No-o. Come quando i maschi fanno la casa coi mattoni e ci dicono di non andare dentro perché comandano loro».
«Anche voi femmine fate così, neh maestra?».
«Eh, sì, purtroppo siete un po' tutti prepotenti e volete fare...».
«I comandoni».
«Hai ragione, i comandoni e invece nessuno deve comandare nessuno. Allora, ritorniamo alla nostra storia, che non è una favola, è successo davvero. Dopo tanti e tanti anni, le persone che stavano da una parte e dall'altra del muro hanno detto "adesso basta, è ora di finirla, buttiamo giù il muro così possiamo vederci e parlarci e noi possiamo andare dall'altra parte della città e loro, quelli che stavano dall'altra parte del muro, potranno venire nella nostra parte di città"... ».

«Hanno fatto bene».

martedì 10 giugno 2014

La diplomazia della tenerezza. Papa Francesco, Peres, Abu Mazen.

«Bambini, chi di voi ieri ha visto alla tele il Papa che pregava con altri signori?».
«Io sì. Mia mamma l'ha guardato e anche mio papà».
«Anche mia mamma».
«Sapete chi erano quei signori?».
«Sì, mio papà ha detto che sono quelli dove c'è sempre la lotta».
«Ha ragione il tuo papà. Allora, bambini, dovete sapere che nella terra dove è nato Gesù le persone spesso non vanno d'accordo, litigano e litigano fino a fare la guerra. Uno dice che ha ragione, l'altro dice che ha ragione e alla fine si uccidono».
«Come Roberto che fa sempre il comandone».
«Be', però Roberto non fa la guerra, vero? Invece là, in quel paese lontano da noi, fanno la guerra e allora il Papa, quando è andato a trovare quei signori, ha detto a loro "Volete venire a casa mia per pregare insieme Dio perché vi aiuti a non fare più la guerra?" E loro hanno risposto di sì, che sarebbero venuti dal Papa. E ieri pomeriggio si sono ritrovati in quel bellissimo giardino per pregare tutti insieme».
«Ma quello là, però, non parlava come noi».
«Certo, lui parlava in un'altra lingua, ma Dio, che conosce tutte le lingue, ha capito la sua preghiera».
«Sì, l'ha capita. E poi ha detto la preghiera anche il Papa, lui, però, parlava come noi, e poi suonavano tutti quelli che erano lì seduti, ne che suonavano?».
«È vero, pregavano e suonavano delle belle musiche e delle belle preghiere».
«E allora adesso Dio li aiuta?».
«Secondo me sì e secondo voi?».
«Sì li aiuta... a diventare più buoni».
«E sì, bambini, fare i buoni non è mica tanto facile. Quando voi volete un gioco fate un po' i prepotenti, è vero o no? E invece dovreste sempre chiedere al vostro amico se potete prenderlo e non strapparglielo dalle mani, come fate quasi tutti voi. E quando volete i pastelli?».
«Ce li rubiamo».
«E invece...».
«Dobbiamo chiedere».
«Bravo. Quindi, mi raccomando, cerchiamo anche noi di vivere in pace, okay?».
«Sìììì, va bene».
E un secondo dopo sono già lì senza tanta misericordia ad accaparrarsi  la scatola dei pennarelli.



sinforosa castoro

venerdì 6 dicembre 2013

domenica 27 gennaio 2013

Il Giorno della Memoria

Oggi è il giorno della Memoria, a scuola avremmo fatto un minuto di silenzio in rispetto ai milioni di uomini, donne e bambini sterminati solo per il fatto di esistere.
Rispondere al perché dei bambini e bambine: «Maestra, perché dobbiamo stare zitti?» non è facile.
Come si può spiegare a dei bambini che vedono gli adulti come figure di riferimento e di protezione che proprio quegli adulti, di cui loro si fidano, si sono invece macchiati di orrendi e indescrivibili crimini?
L'unica risposta che so dare è questa: «Bambini, adesso, per un minuto, stiamo tutti in silenzio e proviamo a pensare a tutte quelle persone che tanti anni fa - lo studierete a scuola quando sarete più grandi - sono state uccise da uomini che avevano scelto di seguire la via del male».
Loro, i bambini e bambine, hanno un sesto senso, si zittiscono all'istante e qualunque sia il loro pensiero in quel minuto, ne sono sicura, va dritto dritto al cuore di Dio, per le vittime e per i carnefici.



sinforosa castoro

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