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domenica 12 giugno 2016

Togli, Signore, la mia colpa e il mio peccato

In questa domenica XI del tempo ordinario, il Vangelo ci presenta la figura di Gesù che perdona i peccati alla peccatrice intrufolatasi in casa del fariseo Simone dove il Signore è ospite. Lc. 7, 36; 8, 3.
Le due figure, Simone e la peccatrice, sono agli antipodi ed è proprio Gesù che fa presente le differenze fra i due.
  • La peccatrice compie i gesti dell'ospitalità: lava i piedi dell'ospite, addirittura con lacrime di pentimento.
Simone, il fariseo, non compie tale gesto.
  • La peccatrice bacia i piedi di Gesù.
Simone, il fariseo, ha solo parole di critica e di giudizio verso la peccatrice e persino verso il Signore: "Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!".

Il Signore, come sempre, spiazza tutti con quelle sue parole che fanno riflettere Simone, il fariseo, e anche tutti noi, che sovente simo un po' come farisei. 
"Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco".

Ancora una volta, come già nella prima lettura 2 Sam 12, 7-10. 13, il Signore mostra la sua infinita misericordia. Un cuore pentito è gradito a Dio, che non desidera altro che la salvezza di tutti.

Davide, il più grande re di Israele, si macchia di peccati orrendi: l'uccisione dell'Ittita Urìa, marito di Betsabea, l'adulterio con con la moglie di Urìa, appunto. Attraverso le parole del profeta Natan, Davide riconosce il suo peccato e si pente per ciò che ha fatto. Davanti alla consapevolezza del peccato e al pentimento, il Signore non può che cancellare ogni macchia di peccato.
È bello leggere nella seconda lettura, che Paolo, altro grande peccatore dichiara: 
"Fratelli, sapendo che l’uomo non è giustificato per le opere della Legge ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo, abbiamo creduto anche noi in Cristo Gesù per essere giustificati per la fede in Cristo e non per le opere della Legge; poiché per le opere della Legge non verrà mai giustificato nessuno. In realtà mediante la Legge io sono morto alla Legge, affinché io viva per Dio. Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me. Dunque non rendo vana la grazia di Dio; infatti, se la giustificazione viene dalla Legge, Cristo è morto invano". 
Gal 2, 16. 19-21.



sinforosa castoro

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