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lunedì 2 maggio 2016

La sindrome del nido vuoto

Prima o poi arriva il momento in cui un figlio spicca il volo per iniziare a vivere la propria vita. Lo si metta in conto, quindi, quel giorno, purtroppo, arriverà.
Si era già riflettuto su questo e vi invito a leggere i commenti a questo post, alcuni dei quali davvero edificanti.

Negli ultimi decenni, poi, il fatidico giorno  si è allontanato sempre di più aggravando e appesantendo un momento di per sé già critico per mamma e papà: menopausa, andropausa, pensione. 
Ma volendo fare un passo avanti, come si può far fronte a questo inevitabile "strappo"?
  • Anzitutto accettando il fatto di soffrire, di sentirne la mancanza, e magari di sentirsi anche inadeguati e quasi inutili come mamma e papà. Sarà per poco (18/24 mesi o poco più) e nel caso di eccessiva sofferenza psichica sarà opportuno parlarne anche con uno specialista, tuttavia si deve mettere in conto che dopo venti, venticinque, trent'anni di vita insieme si debba soffrire alla notizia che un figlio se ne va di casa. Tuttavia - ecco il pensiero positivo da tener presente - come genitori non si è lavorato tutta una vita affinché il figlio divenisse autonomo e potesse cavarsela da solo? E allora complimenti a te mamma, complimenti a te papà.
  • Si pensi anche ai fratelli e sorelle che continueranno a stare in famiglia. Anche per loro è una sofferenza, un cambiamento. Insomma, anche a loro bisognerà dare la possibilità di esprimere emozioni e sofferenze.
  • La famiglia è un continuo susseguirsi di fasi di cambiamenti e riassetti (la nascita del figlio, la nascita di un fratello, sorella, l'ingresso alla scuola, l'età infantile, l'età adolescenziale, i primi amori, l'università, le amicizie, il lavoro...), non lo si dimentichi mai, e quindi anche il figlio che se ne va di casa non è altro che un cambiamento che porterà a un nuovo riassetto familiare.
  • I figli non si perdono, mai, semmai si donano. E si inizia a donarli nel momento stesso in cui nascono. È da quel momento che il figlio comincia a spiccare il volo: verso il papà, i fratelli, i nonni, i parenti, le insegnanti, gli amici... E tu mamma, e tu papà, sarai sempre mamma e papà per lui, anche a distanze chilometriche, perché una mamma è mamma per l'eternità, un papà è papà per l'eternità. 
E allora, si soffrirà un po', è vero, è legittimo, ma l'amore, quando è amore, non sottrae, non divide, mai, può solo moltiplicarsi, sempre.




sinforosa castoro

8 commenti:

  1. Cara Sinforosa, molto ma molto bello questo racconto, grazie che lo hai condiviso.
    Ciao e buona serata cara amica.
    Tomaso

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    1. Grazie a te per averlo letto e apprezzato.
      Buona giornata caro Tomaso. Io fra poco andrò a scuola.
      Ciao ciao
      sinforosa

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  2. Sono assolutamente d'accordo con te ma sul simulare l'inadeguatezza ad essere genitori, no... genitori si è sino alla fine dei nostri giorni e quando i figli, anche ormai adulti ed indipendenti, si rivolgono a noi, dobbiamo esserci. Questo, oltre un parere, è anche la mia esperienza. Mio figlio già a nove anni andava da solo a rinnovare i documenti per lo spot oppure al supermercato ecc. ma ancora oggi interpella me o suo padre o sua sorella(e viceversa ) per avere un parere o condividere una scelta... Mai entrati nella loro vita privata!!! Grazie cara.

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    1. È proprio vero che non c'è nulla di meglio che l'esperienza vissuta. Grazie mille per il tuo contributo e... BRAVA.
      sinforosa

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  3. L'importante è essere sempre uniti.
    Non perdersi mai di vista, perchè a volte la lontananza intiepidisce i rapporti...
    Non aspettare che sia l’altro a telefonare… farsi sentire in qualunque modo…
    Occorre tenersi legati a quel filo che tocca tutti e forma la famiglia.
    Anche se lontani, ma uniti nel cuore.
    I genitori devono continuare la loro missione di genitori, silenziosamente… anche dopo che i figli se ne andranno per la loro strada. Esserci senza imporsi.
    Molto interessante ciò che hai scritto.
    Ciao Sinforosa!

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  4. Come hai ragione: la cosa importante è fare sempre il primo passo senza essere invadenti, sempre. Grazie Betty e buona serata.
    sinforosa

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  5. sai una cosa molto bella che hai scritto...un figlio si dona...mi piace molto perchè nella sua semplicità è ricca di particolari così veri... me la segno per ricordarla... anche se Andre, ventenne è ancora in casa con me... mi sento una mamma che in qualche modo l'ho già donato... ai suoi studi, alla sua dipendenza, alle sue amicizie, alla sua vita
    Ma c'è una cosa che ci legherà per sempre... un pezzo di cuore... e quando il cuore viene tagliato in pezzetti, poi rimangono per sempre le cicatrici del' amore... ebbene io ho il cuore con tante cicatrici belle fatte dal amore... forse non sono cicatrici ma sono dei tatuaggi bellissimi Un bacione

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    1. Che belle espressioni, Valeria.
      Sì, è vero, un figlio lo si incomincia a donare nel momento stesso in cui lascia il grembo materno. E per noi che crediamo in Dio sappiamo che il figlio/figli non è nostro, ci è stato donato perché anche noi potessimo fare altrettanto.
      Ne parleremo ancora in un altro post.
      Un forte abbraccio
      sinforosa

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