La Rete

LA RETE DIGITALE PUÒ ESSERE UN LUOGO RICCO DI UMANITÀ, NON UNA RETE DI FILI MA DI PERSONE UMANE.
Papa Francesco

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AGORÁ. È L'ANIMO CHE DEVI CAMBIARE NON IL CIELO SOTTO CUI VIVI. L.A.Seneca.

GRAZIE DELL'ATTENZIONE

sabato 31 dicembre 2016

Alla fine di questo Anno... Buon Anno 2017

Signore,
alla fine di questo anno voglio ringraziarti
per tutto quello che ho ricevuto da te,
grazie per la vita e l’amore,
per i fiori, l’aria e il sole,
per l’allegria e il dolore,
per quello che è stato possibile
e per quello che non ha potuto esserlo.

Ti regalo quanto ho fatto quest’anno:
il lavoro che ho potuto compiere,
le cose che sono passate per le mie mani
e quello che con queste ho potuto costruire.

Ti offro le persone che ho sempre amato,
le nuove amicizie, quelli a me più vicini,
quelli che sono più lontani,
quelli che se ne sono andati,
quelli che mi hanno chiesto una mano
e quelli che ho potuto aiutare,
quelli con cui ho condiviso la vita,
il lavoro, il dolore e l’allegria.

Oggi, Signore, voglio anche chiedere perdono
per il tempo sprecato, per i soldi spesi male,
per le parole inutili e per l’amore disprezzato,
perdono per le opere vuote,
per il lavoro mal fatto,
per il vivere senza entusiasmo
e per la preghiera sempre rimandata,
per tutte le mie dimenticanze e i miei silenzi,
semplicemente… ti chiedo perdono.

Signore Dio, Signore del tempo e dell’eternità,
tuo è l’oggi e il domani, il passato e il futuro, e, all’inizio di un nuovo anno,
io fermo la mia vita davanti al calendario
ancora da inaugurare
e ti offro quei giorni che solo tu sai se arriverò a vivere.

Oggi ti chiedo per me e per i miei la pace e l’allegria,
la forza e la prudenza,
la carità e la saggezza.

Voglio vivere ogni giorno con ottimismo e bontà,
chiudi le mie orecchie a ogni falsità,
le mie labbra alle parole bugiarde ed egoiste
o in grado di ferire,
apri invece il mio essere a tutto quello che è buono,
così che il mio spirito si riempia solo di benedizioni
e le sparga a ogni mio passo.

Riempimi di bontà e allegria
perché quelli che convivono con me
trovino nella mia vita un po’ di te.

Signore, dammi un anno felice
e insegnami a diffondere felicità.

Nel nome di Gesù, amen.
Arley Tuberqui. Giovane contadino sudamericano

Con questa splendida preghiera, auguro a tutti coloro che passano di qui un anno colmo di tanta pace e serenità e un ricordo particolare a chi è solo.

sinforosa castoro

venerdì 30 dicembre 2016

Per me il duemilasedici

Facendo zapping in rete, in radio, in tele, sulla carta stampata, si ha la sensazione di essere sopraffatti dalle notizie degli ultimi dodici mesi: i morti del 2016, le catastrofi del 2016, i politici del 2016, i film, i libri, la tv, le canzoni... del 2016. Se non incasellassimo il tempo in date come potremmo realizzare questi articoli? E meno male allora che c'è il datario che ci avvisa del tempo che passa, altrimenti! Sarebbe bello, comunque, almeno una volta, chiedere a un chicchessia qualsiasi cos'è stato per lui, per lei, il 2016. Non saranno fatti interessanti come quelli canonici ma saranno sicuramente spaccati di vita reale in quello spazio-tempo chiamato duemilasedici, appunto.
Ebbene, io lo faccio ora e chiedo a chi lo desidera di raccontare il suo 2016 con i pro e contro che lo ha caratterizzato, partendo da me, si, perché sono anch'io una chicchessia qualsiasi.
E allora, cos'ha caratterizzato per me questo anno ormai al suo crepuscolo?
Mi verrebbe da dire nulla, in quanto non ci sono stati fatti particolari. La vita è continuata nel suo solito tran tran, tra famiglia, scuola, discorsi, chiacchiere, interessi, momenti di solitudine e momenti di grandi compagnie, nuovi incontri e vecchie conoscenze, insomma un anno insignificante, allora? Assolutamente no, non c'è nulla di insignificante nello scorrere fluido della vita di tutti i giorni, quando si ha scoperto il valore di ogni singolo giorno, ora, attimo di vita che ci è concesso, a noi e a chi amiamo.
"La vita può essere capita solo all'indietro ma va vissuta in avanti"
Soren Kierkegaard
E ora, a chi lo desidera, si racconti.



sinforosa castoro

giovedì 29 dicembre 2016

I doni dell'Anno

Sono stanco e un po' vecchino
fra le mani un sacchiettino
quasi vuoto di tesori
seminati lungo i mesi:
gemme rare di rubino
di smeraldi
di turchesi,
di zaffiri e di diamanti
ne ho lasciati a tutti quanti.
Ametiste e poi topazi
giade, opali e acquemarine 
quarzi rosa, perle, agate
e coralli e granatine.
Ogni attimo di vita,
ogni battito di ciglio
è una gemma di tesoro che ho donato proprio a te.
Ora passo il sacchettino all'Anno nuovo che verrà
e il sacchetto, quasi vuoto, per incanto si colmerà.
Nuove gemme di tesori l'Anno nuovo lascerà;
non lasciartele sfuggire
basta poco e passerà.



di sinforosa castoro

mercoledì 28 dicembre 2016

Scatti 5

Una fotografia può far accendere la fantasia, può far sognare, sconcertare, lasciare allibiti, fare piangere, sorridere. Una fotografia è lo scatto di un frammento di vita reale o una scheggia di immaginazione, è una finestra aperta sul mondo o sulle luci e ombre che si muovono dentro di noi. Una fotografia è tutto un mondo che si racconta in uno scatto.
E allora, questa foto cosa vi suscita? Cosa fa scattare dentro di voi? Dove vi porta? Raccontatelo.



sinforosa castoro

Se ti va vai agli altri scatti

martedì 27 dicembre 2016

Colore e...

Un nuovo Gioco si aggiunge a quelli già in corso e spero piaccia e coinvolga più persone possibili.
Il Gioco consiste nell'associare un Colore a una Canzone italiana o straniera, datata o nuova di zecca.
E allora parto io.


E ora tocca a voi. Buon divertimento.


lunedì 26 dicembre 2016

George Michael Tribute Last Christmas.

Nato a East Finchley, un distretto di Londra, da padre greco-cipriota e madre inglese, George Michael nasce il 25 giugno 1963 e muore a Goring-on-Thames il 25 dicembre 2016. 
Fra queste due date si snoda tutta la vita di un grande artista di musica pop, soul e rhythm and blues. Sia come membro degli Wham che come solista, George Michael si distingue per vocalità e la sua è una carriera fantastica fatta di trionfi e tormenti. Come molti grandi della musica vive al massimo per poi lasciarci, troppo presto, e proprio nel giorno di Natale.
Memorabile fu il suo tributo a Freddie Mercury nel  Freddie Mercury Tribute Concert, duettato con i Queen e Lisa Stansfield nel 1992.
Un addio a George e un grazie per tutte le emozioni che ci ha regalato, una di queste già ascoltata in lontano post del novembre del 2013. E un altro grande artista se ne va.





sinforosa castoro

sabato 24 dicembre 2016

Buon Natale 2016

È solo una mia impressione o quando ci scambiamo gli auguri di buon natale, virtuali o reali che siano, sono intrisi di una strana malinconia-nostalgia indecifrabile e indefinibile? Senza volerlo, senza saperlo, forse, desideriamo davvero che questo giorno ci porti qualcosa che ci colmi, ci appaghi, ci riconcili col mondo intero. Senza saperlo, senza volerlo, forse, ci sentiamo orfani di qualcosa, di qualcuno, soprattutto in questi giorni febbrili. Credo che ciò dipenda dal fatto che ciascuno di noi, credente o no, porti dentro di sé quel sigillo incancellabile di eternità a cui anela per tutta la lunghezza della sua vita, altrimenti perché si ha l'impressione che ci manchi sempre qualcosa?
Che il Natale sappia colmare in ciascuno di noi le assenze percepite.

Buon Natale 
di cuore 
a tutti coloro che passano di qui 
e un pensiero e un abbraccio a chi è solo.




sinforosa castoro

venerdì 23 dicembre 2016

The Pogues Featuring Kirsty MacColl. Fairytale of New York

Una canzone natalizia un po' particolare, il 18 dicembre 2007 la BBC la censurò per poi riabilitarla subito dopo. La canzone dei Pogues, un gruppo irlandese, pubblicata nel 1987, ed eseguita insieme alla cantante Kirsty MacColl, ebbe da subito un grande successo, per me è poesia che dedico a tutti voi che passate di qui.





TESTO
Era la vigilia di Natale, piccola
Nella cella per gli ubriachi
Un vecchio mi disse
Non ne vedrai un altro
Ma poi cantarono una canzone:
“The Rare Old Mountain Dew”
Ho girato il viso
E ti ho sognata
Fu una cosa fortunata
Entrarono diciotto a uno
Ho la sensazione
che quest’anno sia per te e me
e allora buon Natale
ti amo piccola
vedo tempi migliori
dove si avvereranno tutti i nostri sogni.
Hanno macchine grandi come pub
Hanno fiumi d’oro
Ma il vento ti passa attraverso
Non è un posto per vecchi
Quando all’inizio mi prendesti per mano
In un freddo giorno di natale
Mi assicurasti che broadway mi stava aspettavando
Sei bella, sei carina
Regina di New York
Quando la band smise di suonare, ne chiesero ancora
Sinatra dondolava, gli ubriachi cantavano
Ci baciammo in un angolo
E ballammo nella notte
E i ragazzi del coro NYDP cantavano “Galway Bay”
E le campane risuonavano
Per il giorno di Natale
Sei un mantenuto, sei un teppista
Sei una vecchia puttana drogata
Lì sdraiata quasi morta con la flebo in quel letto
Tu feccia tu verme
Tu piccolo frocio da quattro soldi
Buon natale coglione, prego Dio che
sia l’ultimo per te
E i ragazzi del coro NYDP cantavano ancora
“The Galway Bay”
E le campane risuonavano
Per il giorno di Natale
Avrei potuto essere qualcuno
chiunque potrebbe esserlo
Mi togliesti i sogni
Quando all’inizio ti trovai
Li ho presi con me, piccola
Li ho messi con ciò che mi appartiene
Non posso farcela da solo
Ho costruito i miei sogni attorno a te
E i ragazzi del coro NYDP cantavano “The Galway Bay”
E le campane risuonavano
Per il giorno di Natale


sinforosa castoro

giovedì 22 dicembre 2016

Il meme degli auguri per le festività

Accetto di cuore la proposta di Ferruccio Gianola che con questo post dà il via a una bella iniziativa e ringrazio di cuore Patricia per avermi nominato.

Ecco i miei auguri.

Dal sud, dal nord,
dall'est, dall'ovest, 
risuona all'unisono
una sol frase: 
Buon Natale
Natale pace
pace amicizia
amicizia gioia
gioia salute
salute stupore
stupore vita
vita luce 
luce di luci
luci di stelle
stelle cristalli
cristalli neve
neve fiocchi 
fiocchi gelo
gelo cielo
cielo Natale
Natale pace...

Ora passo il testimone a

mercoledì 21 dicembre 2016

Rivoluzionario

Il mistico è il rivoluzionario per eccellenza. Egli non fa nulla perché ogni cosa si fa attraverso lui. 
Il mistico si lascia trasportare da una forza cui non può resistere: la forza della verità.
Anthony de Mello. Ti voglio libero come il vento


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lunedì 19 dicembre 2016

L'altra America

Il nuovo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, vuole un muro tra Usa e Messico per limitare o azzerare l'ingresso agli immigrati. Non è certo una novità. Da oltre dieci anni, infatti, esiste l'Operazione GateKeeper: un muro, in parte semivirtuale, voluto dal presidente democratico Bill Clinton. Il confine è pattugliato 24 ore su 24 dai Border Patrol: una forza do polizia specializzata. Ad aiutarli sono telecamere sofisticatissime  in grado di scoprire la presenza di esseri umani grazie al solo calore trasmesso dai corpi. Così migliaia di potenziali immigrati sono stati scoperti e rimpatriati; tra loro anche moltissimi bambini, tanto che la frontiera in questione è stata soprannominata la «Frontiera dei Bambini».Roberto Zerio Cavaliere dal Messaggero di sant'Antonio dicembre 2016


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domenica 18 dicembre 2016

Giuseppe

Nel Vangelo dell'ultima domenica di Avvento la Parola ci presenta la figura di Maria e di Giuseppe. Maria, si sa, è la Madre e possiamo immaginare i suoi sentimenti, in quei momenti, e immaginare anche cosa avrà vissuto nel suo intimo nel momento in cui ha detto a Giuseppe che era in attesa di un bambino. E Giuseppe? Giuseppe in questo brano di Matteo si mostra uomo giusto e obbediente, sognatore e realista, insomma, Giuseppe, san Giuseppe, è un grande santo, non per niente Dio Padre lo ha scelto per fare da papà al suo Figlio unigenito. Chissà che angoscia e tormento avrà vissuto a quella notizia: voleva ripudiarla in segreto, ricordiamo che a quei tempi la condanna per tale reato era la lapidazioneCome il Giuseppe dell'Antico Testamento, anche Giuseppe, figlio di Davide, falegname, è illuminato dallo Spirito attraverso un sogno, tuttavia non si ferma al sogno, non è un sognatore ma uomo di azione. La Scrittura ci dice che Giuseppe prese con sé Maria e quindi credette alla santa maternità della Madre e da quel momento fu sposo di Maria e papà di Gesù e si prese cura di entrambi per tutta la sua vita, con amore e totale dedizione.

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sabato 17 dicembre 2016

Auguri, Papa

«Bambini sapete chi è il Papa?».
«Il papà?».
«Non il papà, il Papa».
«Io sì, quello che c'è alla tele.».
«Io sono andato dal Papa, a Roma».
«È vero, tu sei andato a Roma, perché il Papa, che è come un papà, abita a Roma, che è una città bellissima e grande».
«Io l'ho visto nella piazza, però era alla finestra e mio papà mi ha preso sulle spalle».
«È vero. Sapete bambini che il Papa, che vuole bene a Gesù e a tutte le persone, compie gli anni, compirà ottant'anni che sono così».
«È vecchio».
«Sì, un po' vecchierello lo è. Vogliamo dire qualcosa al Papa che compie gli anni?».
«Io ci dico auguri».
«Papa, tanti auguri a te».
«Io ci tiro le orecchie».
«Io gli regalo un giocattolo».
«Ma lui è vecchio mica gioca con i giocattoli, neh, maestra?».
«Magari è contento di  ricevere un giocattolo, lo può portare a un bambino che non ne ha».
«E allora io ci regalo tutti i miei giochi che sono nella cesta, intanto non li uso più».
«E poi sua mamma ci farà la torta, quella col cioccolato e la panna, mia mamma la fa sempre».
E si va avanti così...
Insomma, caro Papa Francesco, augurissimiii, da tutti noi.

















sinforosa castoro

venerdì 16 dicembre 2016

Non sposatevi

Ho detto ai miei figli (maschi): «Ascoltatemi bene, mi raccomando, non sposatevi».
«Ma cosa dice, signora?».
«Cosa dico? Una volta sposati, se divorziano - e adesso sa quanti ce ne sono - poi la casa, anche se è la loro, devono andare fuori dalle palle e lasciarla a lei. No, ma scherziamo? Assolutamente NO».
E la saluto, ridendo tra me per la meravigliosa mimica con cui mi ha detto 'ste cose.
Che ne dite?


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mercoledì 14 dicembre 2016

Una lettera d'amore

Per il suo compleanno, una principessa ricevette dal fidanzato un pesante pacchetto dall'insolita forma tondeggiante. Impaziente per la curiosità, lo apri e trovò... una palla di cannone. Delusa e furiosa, scagliò a terra il nero proiettile di bronzo. Cadendo, l'involucro esteriore della palla si aprì apparve una palla più piccola d'argento. La principessa la raccolse subito.
Rigirandola fra le mani, fece una leggera pressione sulla sua superficie. La sfera d'argento si aprì a sua volta e apparve un astuccio d'oro. Questa volta la principessa aprì l'astuccio con estrema facilità. All'interno, su una morbida coltre di velluto nero, spiccava un magnifico anello, tempestato di splendidi brillanti che facevano corona a due semplici parole: ti amo.
Molta gente pensa: la Bibbia non mi attira. Contiene troppe pagine austere e incomprensibili. Ma chi fa lo sforzo di rompere il primo "involucro", con attenzione e preghiera, scopre ogni volta nuove e sorprendenti bellezze. E soprattutto verrà presto colpito dalla chiarezza del messaggio divino inciso nella Bibbia: Dio ti ama. Bruno Ferrero da 40 storie nel deserto ELLEDICI.


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sinforosa castoro

martedì 13 dicembre 2016

Grazie

Grazie, Santa Lucia





















Giochi nuovi e due pacchettini con dentro... Indovinate.



sinforosa castoro

lunedì 12 dicembre 2016

Notte magica

«Maestra, anch'io voglio il fieno».
«Ma certo, lo diamo a tutti, così l'asinello sarà contento».
«Lo sai che io ci metto anche la carota?».
«Brava, lui è goloso di carote».
«Poi mia mamma prepara la tazzina».
«Ma va, la tazzina! Bisogna prepararci la tazza del latte».
«Mia mamma ci prepara la tazzina, perché ci prepara il caffè. Neh, maestra, che santa Lucia beve il caffè?».
«Secondo me, bambini, fanno bene le mamme a preparare tazzine e tazze, così a casa tua berrà il caffè e a casa sua un po' di latte caldo, fa così freddo!».
«È vero».
«E ricordate che dovrete andare a letto presto».
«Sì, me l'ha detto mia nonna».
«E siccome c'è tanta nebbia, mettete anche sul davanzale un cero acceso così trova subito la strada».
«Sìììì. Io ce lo dico a mia mamma».
A un tratto tutti tacciono, silenzio assoluto in aula ed espressioni fra lo stupore e il timore: fuori della classe si sente il suono magico del campanello di santa Lucia.














Tutte dalla rete

sinforosa castoro

sabato 10 dicembre 2016

Pianeta blog

Già in questo post se ne parlava.
In questi giorni una blogger ha eliminato il suo blog, definitivamente, e a me è spiaciuto, tantissimo. Le ho chiesto il perché e lei mi ha dato più che un motivo per la drastica decisione. Mi sono chiesta, a chi non viene la tentazione di cancellare con un semplice clic il lavoro, la passione di anni? A me tante volte, tutte le volte in cui mi domando: in definitiva a cosa serve? A chi serve? Poi, fino a oggi, ha prevalso il desiderio, o l'incoscienza, di continuare e quindi eccomi ancora qui. Tuttavia mi sorgono spontanee alcune domande: quando si può dire che un blog abbia successo? Dipende dalle visite giornaliere? Dai commenti? Dagli iscritti? Dalle votazioni o dai riconoscimenti che riceve?


sinforosa castoro

venerdì 9 dicembre 2016

Favola di Santa Lucia di Giovannino Guareschi

Cesarino si alzò e, prima ancora di lavarsi, prese il lapis blu e cancellò sul calendario un altro giorno. Ne rimanevano ancora tre che poi erano due in quanto il terzo era quello famoso. Mentre si lavava con l’acqua gelata, Cesarino d’improvviso ebbe un pensiero: “E la crusca?” Era una cosa importante, ma risultava anche logico che non ci avesse pensato perché fino all'anno prima, tutto si era svolto laggiù, al paese dove per trovare della crusca, bastava allungare una mano. Gli venne in mente il pane fatto in casa, e il profumo che usciva dal forno. Risentì il cigolio della gramola e pensò a sua madre. Uscì in fretta e passando dalla portineria, si fermò per consegnare la chiave alla portinaia: suo padre era andato via alle quattro perché, in quei giorni, c’era un sacco di lavoro per chi aveva un camion. 

La strada era piena di gente che aveva una premura maledetta e la nebbia di quella fradicia mattina di dicembre era traditrice perché macchine e ciclisti saltavano fuori d’improvviso da ogni parte e bisognava stare attenti. Non poté pensare molto alla faccenda della crusca, ma quando fu a scuola, riprese a pensarci. Aveva dimenticato l’asino e adesso erano guai. Bisognava mettere sul davanzale, vicino alla scarpa, anche il sacchetto pieno di crusca per l’asino che portava le ceste dei regali. A non mettere la crusca, Santa Lucia si sarebbe offesa certamente. 

Cesarino, quando alle dodici e mezzo lo lasciarono libero, corse subito alla panetteria e domandò un po’ di crusca. Ma di crusca non ne avevano. Ed era anche logico perché, in una città come Milano, a cosa potrebbe servire la crusca? Provò da un altro panettiere, poi da un terzo e, alla fine, perdette la speranza. 

Arrivato a casa, trovò la chiave ancora in portineria: suo padre non era ancora arrivato e Cesarino mangiò da solo nella cucina fredda e in disordine. Il padre tornò la sera, ma non salì neppure in casa: lo chiamò dal cortile e assieme andarono alla trattoria dell’angolo. 

La minestra calda diede a Cesarino tanta gioia da fargli dimenticare tutte le sue preoccupazioni ma, quando ebbe finito di mangiare, le preoccupazioni ritornarono a galla. Cesarino aveva una soggezione tremenda di suo padre che era un uomo cupo e di poche parole, quindi fece una fatica matta a entrare in argomento. Alla fine gli disse: «Ci vorrebbe un po’ di crusca». 
Il padre di Cesarino stava parlando con un uomo in tuta che era venuto a bere un bicchiere in compagnia: si volse sbalordito e domandò: 
«Crusca? E cosa te ne fai della crusca?». 
«Ci vuole per l’asino», balbettò il ragazzo. 
L’uomo in tuta si mise a sghignazzare e domandò di che asino si trattasse. 
«L’asino di Santa Lucia», spiegò Cesarino timidamente. 
L’uomo in tuta sghignazzò ancora più forte, ma il padre di Cesarino gli strinse d’occhio poi, rivoltosi al ragazzino, gli disse brusco: 
«Lascia perdere l’asino. Qui Santa Lucia non usa». 
Il ragazzo lo guardò perplesso: 
«Santa Lucia sul calendario c’è!». 
«C’è, ma non usa!» esclamò secco il padre. «Sul calendario c’è anche Sant’llario allora: ma, qui, invece, usa Sant'Ambrogio. Ogni città ha i suoi santi. Qui è il Bambino che porta i regali. Qui usa il Bambino. 
Il ragazzo guardò l’uomo in tuta, e quello gli confermò il fatto. 
«Perbacco, è proprio così! I santi sono delle autorità provinciali e ognuno ha la sua provincia. Qui la faccenda è di competenza del Bambino». 
Cesarino abbassò la testa, poi preoccupatissimo obiettò: 
«Ma il Bambino non mi conosce: è soltanto sei mesi che sono a Milano». 
L’uomo in tuta lo rassicurò: 
«Stai sicuro che il parroco del tuo rione lo ha già informato che siete qui tu e tuo padre! Ad ogni modo, per essere più sicuro, scrivi a De Gasperi così lui glielo dice». 

Altri due o tre che si erano avvicinati si misero a ridere e allora il padre intervenne e disse a Cesarino: 
«Adesso va a casa e mettiti a letto. Lascia la chiave sulla porta». 

Il ragazzino uscì e il padre spiegò la storia a quello della tuta ed agli altri: 
«Sono stupidaggini, ma non posso dirglielo così, in quattro e quattr’otto! È sua madre che gli ha messo in testa queste cretinate e, anche il giorno prima di morire, mi ha raccomandato: “Carlo, lascialo stare, il ragazzo. Lascialo così com’è. Quando sarà ora, capirà da solo. Non mi far dispetto quando sarò morta.”». 
L’uomo allargò le braccia: 
«Ragazzi, se si tratta di far dispetto a un vivo, ci sto anche se c’è da scannarsi: ma non mi va di far dispetto a un morto. È soltanto sei mesi che è morta!». 
Quello dalla tuta scosse il capo: 
«Sentimentalismi idioti, roba da medioevo! Intanto tu, per non far dispetto a un morto, fai dispetto a tuo figlio vivo perché gli lasci la testa piena di stupidaggini». 
«Non ti preoccupare, — ribatté il padre di Cesarino. — Quando vedrà che né santi né Madonna gli portano più niente, si convincerà da solo». 

Cesarino si svegliò presto, quella mattina. Cancellò ancora col lapis blu un altro giorno del calendario, ma aveva la testa piena dei ragionamenti della sera precedente e la cosa, invece di dargli gioia, lo angustiò. Adesso, il tempo passava troppo alla svelta. Riuscì a bloccare suo padre prima che uscisse: 
«Chi è De Gasperi?» domandò. 
«È uno che sta a Roma», borbottò il padre. 
«Pensa piuttosto a fare i tuoi compiti. che sarà meglio!».

Roma doveva essere in capo al mondo e chi sa quanto tempo ci voleva perché una lettera arrivasse. Oramai era troppo tardi. 
E poi a Cesarino interessava Santa Lucia. Bisognava trovare il modo di farlo sapere a Santa Lucia. 
Aveva più d’un’ora davanti a sé, prima della scuola: riuscì a ispezionare quattro chiese, ma in nessuna c’era un’immagine di Santa Lucia. La conosceva benissimo e, se ci fosse stata, anche piccola, l’avrebbe subito vista. 

Uscito da scuola Cesarino abbandonò le sue ricerche. Aveva perso un sacco di tempo e si trovava a mani vuote, senza neppure la crusca per l’asino. Pensò allora che se, invece di crusca, avesse riempito un sacchetto di crostini di pane, la cosa avrebbe funzionato ugualmente. Col pane vecchio trovato in casa, riuscì a combinare poco o niente. Aggiunse mezzo del suo della colazione di mezzogiorno e, siccome il pane era fresco e molliccio, lo tagliò a pezzetti e lo fece abbrustolire sul gas. 
La sera, il padre rincasò tardi: aveva portato un fagottino di roba e mangiarono in cucina, senza parlare. Prima di addormentarsi, Cesarino ci mise parecchio tempo. Comunque il fatto del sacchettino pieno di crostini gli dava una relativa tranquillità. 

Alle sei, quando suo padre se ne fu andato, Cesarino saltò giù dal letto. Ormai non c’era più niente da cancellare sul calendario e gli parve che la notte dovesse arrivare fra pochi minuti anche se si trattava di parecchie ore. Alle sette e mezzo uscì di casa e incominciò a camminare in fretta e camminò fino a quando non si trovò fuori dalla città, al margine di una grande strada piena di autocarri che andavano e venivano. 




Gli era venuta una fame tremenda e non poté resistere: mangiò due o tre crostini dell’asino: 
"Capirà...", pensò. Riprese il cammino e continuò a camminare altre due ore. Poi il cuore gli diede un tuffo perché, fermo a far nafta a un distributore, vide un camion che portava sulla targa due lettere che Cesarino conosceva bene. E il muso del camion era rivolto anche per il verso giusto. Quando il camionista fu risalito e stava per chiudere la portiera, Cesarino si fece avanti. Il camionista lo lasciò salire e, due ore e mezzo dopo lo scaricò al Crocile. Qui bisognava prendere la strada della Bassa, altri trenta chilometri, ma Cesarino doveva arrivare. Prese a camminare ma, fatto un chilometro, dovette mangiare altri due crostini dell’asino. Quando Dio volle, passò un carro trascinato da un trattore e Cesarino saltò su. Il tran-tran del carro gli faceva venire un sonno maledetto; ma Cesarino resistette e non mollò: conosceva la strada, adesso e, al bivio del Pontaccio, saltò giù perché il carro aveva preso la strada di destra mentre a Cesarino serviva la strada di sinistra. A un certo punto, il ragazzino lasciò la strada e prese una carrareccia: il buio incominciava a diventare spesso, ma Cesarino ci sarebbe arrivato a occhi chiusi nel posto dove aveva in mente di andare. E così, si trovò ad un tratto davanti ad una casa buia e silenziosa e, più che vederla, l’indovinò. 
Era la vecchia casa dove, fino a sei mesi prima, Cesarino aveva abitato coi suoi. Suo padre aveva sempre sognato di abbandonare il paese e così, mortagli la donna, aveva caricato un po’ di roba e il ragazzino sul camion, ed era andato a Milano dove aveva già dei parenti che lavoravano nei trasporti. 
E la casa era rimasta lì, deserta e abbandonata. 
Cesarino cavò di tasca la grossa chiave e, dopo aver lavorato un bel pezzo perché la serratura era piena di ruggine, si trovò nell’andito basso e buio. 
Infilò la porta della cucina. Sentì l’odore del camino. Passò la mano sull'asse del camino, trovò un mozzicone di candela e un mazzetto di fiammiferi. 
Quel po’ di luce gli fece sembrare ancora più deserta e abbandonata la vecchia casa ed ebbe paura. Poi pensò a Santa Lucia e gli venne l’idea che di sicuro, da qualche parte ci doveva essere della crusca. 
Se trovava un po’ di crusca, avrebbe potuto mangiare i crostini del sacchetto. Ma la credenza era vuota e, anche negli altri posti, non c’erano che polvere e ragnatele. 
Mangiò ancora un po’ di crostini dell’asino. Poi sentì suonare al campanile una quantità enorme di ore e gli venne l’orgasmo. 




Per l’amor di Dio che Santa Lucia non lo trovasse sveglio! Si tolse la scarpa destra, la ripulì e, aperte le ante della finestra di cucina, la mise sul davanzale, come aveva sempre fatto e vicino depose il sacchetto dei crostini. Poi chiuse le imposte a vetri e salì su nella sua stanza, camminando con una scarpa sì e una no. I vecchi letti tarlati c’erano ancora, ma senza materassi. Nella camera della nonna il letto aveva il pagliericcio e Cesarino si buttò lì sopra. Non avrebbe voluto spegnere la candela, ma l’idea che la luce disturbasse Santa Lucia lo convinse a rimanere al buio. Non fece neppure a tempo ad aver paura perché la stanchezza lo sprofondò a capofitto nel sonno. All'una di notte una motocicletta si fermò nella strada, davanti alla casa solitaria. 
Scese un uomo intabarrato che traversò l’aia e, arrivato davanti alla porta, accese una torcia elettrica. Il cerchio di luce vagò sulla facciata e si fermò sulla finestra con gli antoni spalancati e con la scarpa e il sacchetto sul davanzale. L’uomo intabarrato rimase lì un bel pezzo a guardare quella scarpa. Poi ritornò sulla strada e, messa da parte la motocicletta, si incamminò verso il paese addormentato. Fu quella la notte che a Cibelli rimase impressa come la più strampalata della sua placida vita di bottegaio. Cibelli fu svegliato infatti all'una e mezzo da qualcuno che stava sulla strada e, affacciatosi, riconobbe chi lo chiamava e scese domandandosi che accidente volesse a quell'ora. E quando ebbe saputo quello che voleva esclamò: 
«Carletto, l’aria di Milano ti ha fatto diventare matto?». 
Cesarino si svegliò di soprassalto alle nove del mattino e subito si cavà fuori dal pagliericcio dentro il quale s’era avvoltolato e corse giù in cucina a spalancare la finestra. 
La scarpa era zeppa di fagottini e altri fagottini erano sul davanzale, vicino alla scarpa. 
Cesarino portò tutto sulla tavola e già si apprestava a sciogliere le funicelle dei pacchetti, quando sentì arrivare nell'aia una motocicletta. Poco dopo, compariva sulla porta della cucina suo padre. 
«Tutta la notte che ti cerco!» gridò l’uomo cavandosi fuori dal tabarro. «Da Milano in moto son venuto qui!».
Cesarino lo guardò a bocca aperta. 
«Quando siamo a casa regoliamo i conti», urlò con voce tremenda il padre. «E se fai ancora una cosa così, ti ammazzo!». 

giovedì 8 dicembre 2016

Que soy era immaculada councepciou


«Que soy era immaculada councepciou».
«Io sono l'immacolata concezione»

Luordes 25 marzo 1858.
Sedicesima apparizione.  
  la Signora risponde alla domanda di Bernadette rivelando il suo nome.




Dalla rete


sinforosa castoro

mercoledì 7 dicembre 2016

Scatti 4

Una fotografia può far accendere la fantasia, può far sognare, sconcertare, lasciare allibiti, fare piangere, sorridere. Una fotografia è lo scatto di un frammento di vita reale o una scheggia di immaginazione, è una finestra aperta sul mondo o sulle luci e ombre che si muovono dentro di noi. Una fotografia è tutto un mondo che si racconta in uno scatto.
E allora, questa foto cosa vi suscita? Cosa fa scattare dentro di voi? Dove vi porta? Raccontatelo.


sinforosa castoro

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martedì 6 dicembre 2016

Parole legate 3. Dicembre

Dicembre è l'ultimo
ultimo di dodici
dodici mesi
mesi dell'anno
anno passato
passato e vissuto 
vissuto con gioia
gioia e speranza
speranza è il Natale
Natale che arriva
arriva a passetti 
passetti leggeri
leggeri e incantati
incantati di fiocchi
fiocchi di neve
neve che scende
scende dal cielo
cielo stellato 
stellato di luci
luci brillanti
brillanti di gioia
gioia è attesa
attesa di un bimbo
bimbo di pace 
pace e amore
amore è Dicembre.



di sinforosa castoro

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lunedì 5 dicembre 2016

Dopo voto. No comment

Ora attendiamo che dalle parole si passi ai fatti perché a parlare siamo tutti maestri (non è vero, ci sono politici - oddio, politici! - che vomitano solo parole e che dovrebbero ripetere la scuola primaria), ma a fare... 

Dalla rete
sinforosa castoro

domenica 4 dicembre 2016

Cocktail di emozioni

Questo post nasce da una riflessione dopo una bella chiacchierata con una vecchia amica e collega che già si gode la meritata pensione. Si parlava del più e del meno, dei tempi passati insieme a scuola - tanti -, dei bambini di allora, che ormai sono mamme e papà e senza volerlo si è andati sul grande discorso della vita, che procede, nonostante tutto, e che cambia e si rinnova a ogni stagione. E mi sono ritrovata a pensare, a constatare, che certe esperienze rimangono tanto più impresse nella nostra memoria quanto più sono straordinarie, nel senso etimologico del termine, molto più di quelle che si vivono per anni e anni in modo ordinario.
Ebbene, ci sono periodi nella vita di una persona, in questo momento sto parlando di donne, che scuotono e sconvolgono le certezze, dalle fondamenta. Il momento in cui si perdono i genitori, per esempio, può costituire un vero dissesto: non ci si sente più figli e, nonostante la fede che una persona può avere, ci vuole tempo perché ci si senta nuovamente figli di coloro che non ci sono più visibilmente accanto. C'è un altro momento straordinario nella vita familiare ed è quando i figli spiccano il volo lasciando il nido vuoto.  In questo caso ci si può sentire orfani del ruolo genitoriale e non è cosa da poco. Se a questo si aggiunge l'età in cui possono accadere questi eventi, che generalmente corrisponde  all'età della menopausa, ecco che il cocktail di emozioni e sentimenti è servito, e che cocktail! 
Ora, quando si vivono questi periodi (e chi non li vive o non li ha vissuti?) che appaiono eterni, è inevitabile sentirsi destabilizzati, confusi, quasi senza più una identità precisa, costruita pezzo dopo pezzo lungo tutto il tempo che è la vita. La sofferenza, l'inerzia, il vuoto, possono farla da padrone in questi frangenti, e si può arrivare alla sensazione di aver perso letteralmente la bussola. Ecco che allora le esperienze che si fanno in questo tempo, così straordinario di sofferenza e dolore, e le persone che le accompagnano, se sono esperienze belle con persone belle, diventeranno indelebili nei nostri ricordi, perché, anche se non è del tutto merito loro ma piuttosto del tempo che passa, che medica e che tempra anche ogni dolore, ci rammenteranno, per sempre, quanto ci abbiano aiutato a superare quel periodo così straordianriamente doloroso e sofferto
So che se ne riparlerà.



sinforosa castoro

sabato 3 dicembre 2016

Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio

Ci vogliono solo due persone per fare un bambino,
ma per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio.
Proverbio africano




sinforosa castoro

giovedì 1 dicembre 2016

Santa Lucia

Lucia nasce a Siracusa nell'anno 281 in una famiglia ricca e nobile. Rimasta orfana del papà all'età di cinque anni, viene educata cristianamente dalla madre Eutichia. 
Crescendo, Lucia sente sempre più  forte l'amore verso Dio e, all'insaputa della mamma, decide di mantenere perpetua verginità. Ignorando questo segreto Eutichia, come si usava allora, cominciò a interessarsi per trovare alla figlia uno sposo. Lo trovò in un giovane nobile, ricco e di buone qualità, ma non cristiano. Lucia, non volendo manifestare il suo segreto alla madre, cercò pretesti per rimandare le nozze e intanto confidava nella preghiera e nella grazia. 
Avvenne che Eutichia si ammalò di una grave malattia e poiché non furono utili né medici né medicine, su consiglio della figlia, si recò, con Lucia, in pellegrinaggio a Catania alla tomba di santa Agata per ottenere la guarigione. 
Giunte a Catania in fedele preghiera, la santa fece intendere a Lucia di rimanere fedele al voto fatto e, se necessario, di accettare anche il martirio per amore di Gesù. Eutichia ottenne la guarigione e Lucia comprese appieno qual era il suo più grande desiderio. Tornate a Siracusa, Lucia si confidò con la mamma, che la lasciò libera di consacrarsi a Dio. 
Il pretendente, deluso, s'infuriò e giurò vendetta. Si presentò al proconsole romano Pascasio e accusò la giovane come seguace della religione cristiana e perciò ribelle agli dei e a Cesare. Portata davanti al proconsole, Lucia restò ferma nelle sue convinzioni. Fu martirizzata il 13 dicembre del 304. La festa cade in prossimità del solstizio d'inverno, da cui il detto santa Lucia il giorno più corto che ci sia


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